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Gli obiettivi incerti della guerra | L’analisi di Paolo Gnes

Il massiccio attacco contro l’Iran ha conseguito gli obiettivi immediati che si proponeva, quali l’uccisione della Guida Suprema Khamenei e di altri esponenti di vertice del regime e la distruzione di buona parte delle infrastrutture e delle forze aeree e navali del Paese.

La reazione iraniana ha colpito Israele e le basi Usa nei paesi arabi del Golfo, inclusa la base britannica di Cipro, prima negata e poi concessa agli Usa.

La schiacciante superiorità delle forze americano-israeliane fa tuttavia prevedere che, nel tipo di conflitto in corso e con gli attuali schieramenti, queste ultime non avranno difficoltà a prevalere.

Da qui l’iniziale speranza della Casa Bianca di poter giungere ad un accordo con nuovi esponenti del regime attuale, disposti a recepire le sue esigenze pur di conservare un potere anche se ridimensionato – (sul modello Venezuela) –, ovvero a un accordo con esponenti dell’opposizione democratica, qualora fossero in grado di insorgere contro il governo degli Ayatollah messo in crisi dall’attacco, così da realizzare il cambio di regime.

Nessuna delle due ipotesi pare al momento perseguibile, cosicché lo scontro sta proseguendo con immutata violenza e con il rischio di allargamento, sia per modalità di svolgimento – (scontro anche sul terreno) – sia per soggetti coinvolti.

Per valutare tale evenienza bisogna partire dai motivi dell’attacco.

Il motivo consiste nella volontà di Usa di conservare il controllo, o almeno di impedire che altri lo acquisiscano, nell’area medio-orientale, ritenuta strategica sia per gli approvvigionamenti di idrocarburi, sia per il presidio delle rotte mondiali.

Obiettivo che coincide con quello della sopravvivenza e sicurezza di Israele garantita, oltre che dalla supremazia tecnologica e dall’appoggio Usa, dal monopolio dell’arma nucleare nell’area.

Per questo Usa e Israele non consentiranno mai all’Iran di dotarsene, né di agire nell’area quale alleato di Cina e Russia.

Per questo hanno ripreso le armi per completare la distruzione della filiera nucleare e per ottenere un cambio di regime dell’Iran.

Per lo stesso e opposto motivo, del resto, Khamenei aveva autorizzato, se non incoraggiato, Hamas a compiere l’eccidio del 7 ottobre per far saltare gli Accordi di Abramo e il rafforzamento americano-israeliano che avrebbero comportato.

Si è aperto quindi l’ultimo capitolo della fase aperta da quel massacro e continuata con l’eccidio dei palestinesi di Gaza da parte di Israele e poi degli insorti iraniani da parte degli Ayatollah.

Ma per sconfiggere definitivamente il regime iraniano Usa e Israele dovranno impegnarsi sul terreno, eventualità non esclusa anche se aborrita e che renderebbe comunque più incerto l’esito della guerra.

Russia e Cina si sono per ora limitate a condannare l’attacco.

Sembra comunque da escludere sia un loro intervento diretto in difesa dell’alleato sia l’accettazione della sconfitta strategica; più probabile un aiuto indiretto e la pretesa di rivalse, forse in parte già concordate, nelle aree di influenza da loro rivendicate, quali Ucraina e Taiwan.

L’Europa non è stata informata, tranne Merz e pochi altri, non certamente l’Italia, il cui Governo ha tuttavia declinato la proposta francese di estendere la sua copertura nucleare a fronte di una partecipazione ai costi, già accettata da otto Paesi membri tra cui Germania, Polonia e Svezia.

Decisione irresponsabile perché ci isola dal gruppo di paesi che promuoverà la nuova Europa, di cui l’Italia è sempre stata membro fondante.

Pur non coinvolta, se non per la richiesta dell’uso di alcune basi, l’Europa deve tuttavia assumere una posizione condivisa sull’attacco e sull’orientamento che intende assumere nel conflitto, alle cui conseguenze è fortemente esposta anche se, al momento, non è in grado di incidere significativamente sul suo andamento.

Unica certezza è l’effetto negativo che potrà derivarne per l’Ucraina, alla cui difesa l’Europa deve impegnarsi con maggiore determinazione, a partire dal finanziamento promesso e non ancora erogato.

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