Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Giusto rivedere l’intera materia dei reati contro la Pubblica amministrazione | L’analisi di Luciano Panzani

In questi giorni siamo frastornati da dichiarazioni di segno opposto dei politici sulla riforma del processo penale. In tv l’on. Bersani ha detto che il Governo con le norme su abuso d’ufficio, intercettazioni, limiti all’informazione di atti giudiziari sta preparando un nuovo “habitat per la corruzione”. Concetto analogo ha espresso il senatore M5S ed ex PM Scarpinato. Il Ministro Nordio ha definito “desueti” i reati contro la Pa. La sen. Bongiorno invece ha ammesso che a valle dell’abolizione dell’abuso d’ufficio bisognerà intervenire per colmare eventuali vuoti normativi e definire meglio i contorni di questi reati. Certamente la corruzione è un problema serio che affligge l’Italia come molti altri Paesi.

Altrettanto certamente l’abuso d’ufficio è una figura di reato inutile e pericolosa, se è vero com’è vero che oltre il 90% dei procedimenti si chiude con un’assoluzione, dopo che nel passato varie volte il Parlamento ha cercato di meglio definirlo proprio per evitare incriminazioni a vuoto. Le resistenze all’abolizione dell’abuso d’ufficio nascono dal fatto che per gli inquirenti è un reato “comodo”, che consente di effettuare indagini e, soprattutto, intercettazioni e perquisizioni quando si sospetta la corruzione, ma non si hanno ancora le prove. E il risultato delle intercettazioni, grazie alla sistematica violazione del segreto istruttorio, finisce sulla stampa e contribuisce alla gogna mediatica.

Tutto ciò deriva anche dal fatto che dalla premessa (vera) che la corruzione si accompagna spesso ai reati di criminalità organizzata, è seguita l’estensione a tale reato e più in generale ai reati contro la PA delle norme più severe che regolano le forme di indagini (si pensi all’uso del trojan) per i reati in materia di criminalità organizzata.

Poiché uno Stato democratico non può vivere in emergenza per un tempo infinito e alcune delle norme eccezionali che si applicano anche ai reati in materia di corruzione hanno questo significato, ha ragione la sen. Bongiorno nel richiedere una seria riflessione al riguardo, imposta dal fatto che se guardiamo ai tempi di Tangentopoli è tutto da vedere se il livello di corruzione è diminuito (sul piano della percezione da parte dell’opinione pubblica certamente no), mentre di sicuro lo sono le garanzie del cittadino.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.