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Giuseppe Santoro Passarelli (Presidente Autorità Garante): «Dimezzato il numero degli scioperi nell’anno del Covid»

Il Covid ha impattato anche sugli scioperi il cui numero lo scorso anno si è sostanzialmente dimezzato. Soprattutto per quanto riguarda le astensioni realmente effettuate. Lo scrive il presidente dell’Autorità garante Giuseppe Santoro Passarelli nella sua relazione annuale. Risulta che nei servizi pubblici essenziali nel 2020 sono stati proclamati 1.473 scioperi contro più di 2.300 dell’anno precedente ma quelli effettivamente effettuati sono stati solo 895 contro 1.463 del 2019. A determinare la caduta delle proteste è stata la moratoria generale nei mesi di marzo ed aprile e l’attività di persuasione esercitata dallo stesso garante per non aggravare il disagio ai cittadini. . “Un “fermo invito” – spiega la relazione – rivolto a tutte le organizzazioni sindacali, affinché si astenessero dal proclamare o effettuare scioperi nei servizi pubblici essenziali, già messi a dura prova dalla pandemia”

Ora però la tregua è finita e bisogna pensare al futuro evitando che la recrudescenza della conflittualità possa rallentare la ripresa. Soprattutto bisogna impedire che le tensioni accumulate per via della crisi economica possa condurre ad un nuovo autunno caldo. Per questo il garante propone un patto sociale che ponga il lavoro al centro degli obiettivi per l’impiego dei fondi del Recovery Fund, limiti i fenomeni del subappalto e il dumping salariale. “L’Autorità non può non guardare con una certa preoccupazione al modo in cui si svilupperanno le relazioni industriali dal prossimo autunno” ha detto Santoro Passarelli visto “l’accentuarsi con la pandemia della crisi economica che desta preoccupazione per gli effetti recessivi”.

In particolare, sulle condizioni dei “lavoratori, i quali non possono essere lasciati soli a sopportarne le conseguenze”. In particolare a rischio ci sono le fasce più deboli dei lavoratori, assunti con contratti di lavoro flessibile – privi di tutela ed esposti a fenomeni di dumping contrattuale – che, a seguito della crisi da pandemia, non vengono più rinnovati. i lavoratori “non possono essere lasciati soli” a sopportare le conseguenze della crisi, afferma il presidente dell’Autorità che ricorda il valore della concertazione. I corpi intermedi della società, nonostante la perdita di autorevolezza, sono “l’espressione migliore delle identità collettive e sono necessari in una democrazia matura che riesca a trarre dalla fine della pandemia un’occasione di ripartenza”.

L’Italia detiene il record, in Europa dei lavori flessibili dopo la Spagna. Questi lavoratori sono impiegati soprattutto in settori, come la ristorazione e il turismo nei quali maggiore è stato il ricorso alla cassa integrazione covid. Ora si aggiungo altre attività “quali la logistica, l’igiene ambientale e il trasporto aereo” dove le cause principali dei conflitti sono legate allo strumento del subappalto “al ribasso” a cui consegue il significativo impoverimento delle retribuzioni.

Come si è visto in queste ultime settimane, con l’incidente costato la vita ad un sindacalista extra-comunitario è diffusa la presenza di appaltatori e subappaltatori che applicano contratti collettivi più convenienti in termini di costi e al mancato pagamento delle retribuzioni da parte degli appaltatori. Altro nodo cruciale la rappresentanza spezzettata. Nella relazione sul 2020 si sottolinea che in alcuni servizi pubblici essenziali, la frammentazione della rappresentanza si assesta anche su 30 sigle sindacali, alle quali si contrappongono circa 6 o 7 associazioni datoriali. “Moltiplicazione incontrollata” anche per i contratti collettivi: ben 935 a giugno 2020 che presentano ambiti di applicazione spesso sovrapponibili ed alimentano, specialmente nelle catene degli appalti, fenomeni di concorrenza al ribasso e dumping salariale.

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