Lo shock energetico e le fragilità del sistema italiano
Lo shock energetico non è stato un episodio congiunturale, ma il segnale di una fragilità strutturale del sistema Paese. È questo il cuore dell’intervento di Giuseppe Argirò, vicepresidente di Elettricità Futura e amministratore delegato del Gruppo CVA, intervenuto all’incontro “Governare le transizioni. Tra fragilità e shock energetico” promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia nell’ambito dei Cenacoli della Ripartenza.
Nel confronto moderato dal professor Luigi Balestra, presidente dell’Osservatorio, Argirò ha dialogato con il professor Bernardo Giorgio Mattarella, ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli, offrendo una lettura industriale e sistemica delle vulnerabilità energetiche del Paese.
Il manager ha spiegato che il suo libro nasce da una sfida personale: «Ho accettato una sfida con me stesso per scrivere questo libro», con l’obiettivo di ricostruire le dinamiche che hanno portato alla crisi energetica degli ultimi anni.
I tre picchi della crisi energetica
Nel suo intervento Argirò ha ricostruito i tre momenti chiave che hanno portato all’impennata dei prezzi dell’energia tra il 2021 e il 2022. Il primo è stato lo shock post-pandemico, il secondo l’aumento delle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina e ai «razionamenti strumentali» del gas da parte di Gazprom, mentre il terzo si è verificato nell’agosto 2022.
In quel periodo una crisi idrica straordinaria ha ridotto la produzione idroelettrica in tutta Europa e ha messo in difficoltà anche il sistema nucleare francese, a causa dei problemi di raffreddamento dei gruppi di produzione legati alla scarsità di acqua.
«In Italia questo shock energetico è stato più forte», ha osservato Argirò, spiegando come la struttura economica manifatturiera del Paese e un mix energetico fortemente sbilanciato sul gas rendano l’Italia particolarmente esposta alle oscillazioni dei mercati.
Il mix energetico e il ritardo dell’Italia
Secondo Argirò, il sistema energetico nazionale potrebbe ridurre la propria esposizione agli shock internazionali attraverso un cambiamento dell’assetto produttivo.
«Questo impatto è collegato alla nostra struttura energetica nazionale. Potremmo avere un assetto energetico che consenta di mitigare questo rischio di esposizione? Certamente sì, soprattutto grazie alle nuove tecnologie energetiche», ha affermato.
Tuttavia, il cambiamento è stato finora troppo lento. «Lo abbiamo fatto? Non abbastanza per come avremmo potuto e mancando di cogliere importanti potenzialità che tuttavia vanno colte».
Il confronto con gli altri Paesi europei evidenzia infatti un ritardo nel percorso di trasformazione del sistema energetico. «Il nostro sistema rispetto al 2021 si è modificato ma non sostanzialmente, e rispetto all’Europa siamo più lenti ed è su questo che dobbiamo accelerare».
Le rinnovabili e le risorse naturali del Paese
L’Italia non dispone di grandi materie prime energetiche, ma può valorizzare le proprie risorse naturali grazie allo sviluppo delle tecnologie rinnovabili.
«Il nostro Paese non ha materia prima energetica. Ma grazie alle tecnologie rinnovabili può migliorare il proprio mix di produzione di energia diventando detentore di materia prima energetica: acqua, vento, sole…», ha spiegato Argirò.
Secondo il manager, è proprio la trasformazione del mix energetico nazionale che può ridurre la vulnerabilità del Paese agli shock internazionali e migliorare la sicurezza del sistema.
Il ruolo del nucleare tra costi e autonomia strategica
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema del nucleare, spesso al centro del dibattito energetico europeo.
Argirò ha sottolineato che si tratta di una tecnologia di grande valore scientifico, ma ha invitato a evitare equivoci sul suo impatto economico.
«Il nucleare è una tecnologia straordinaria», ha affermato, aggiungendo però che esiste «un grande equivoco di fondo»: «Non è vero che il nucleare migliora il costo della bolletta, perché è il più costoso in assoluto tra le diverse fonti».
La funzione principale del nucleare riguarda piuttosto la dimensione strategica della sicurezza energetica. «La funzione del nucleare è una funzione di autonomia strategica, di aumentare l’indipendenza energetica di un Paese».
Decreto bollette e crisi geopolitiche
Argirò si è soffermato anche sulle politiche pubbliche adottate per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia.
«Ho detto che secondo me il decreto era giusto farlo, perché il governo deve fare il governo», ha spiegato, sottolineando la necessità di interventi pubblici nelle fasi di emergenza.
Allo stesso tempo ha evidenziato che le misure emergenziali devono essere accompagnate da riforme strutturali del sistema energetico.
«Se la prospettiva del decreto è emergenziale e non affianca interventi strutturali che abbiano una prospettiva futura, non avremmo fatto bene il nostro dovere».
Il contesto geopolitico internazionale rischia inoltre di compromettere rapidamente gli effetti delle misure adottate. «La guerra in Iran se dovesse durare rischia di azzerare l’effetto del DL Bollette».
Decarbonizzazione e competizione globale
La riflessione si è infine allargata alla dimensione geopolitica dell’energia e al percorso di decarbonizzazione delle economie avanzate.
Secondo Argirò, la velocità con cui i Paesi affronteranno la transizione energetica determinerà il loro posizionamento economico nel mondo.
«La velocità con cui affronteremo questo percorso determinerà il nostro posizionamento a livello internazionale», ha affermato, sottolineando la necessità di accelerare il processo di decarbonizzazione.
La conclusione è stata un invito a valutare con pragmatismo le tecnologie disponibili e le scelte strategiche per il futuro energetico del Paese.
«Dobbiamo fare una riflessione per capire quali sono le migliori tecnologie presenti oggi», ha spiegato, evidenziando la necessità di evitare approcci ideologici e di ragionare in termini di sicurezza nazionale e competitività industriale.
Il confronto con Bernardo Giorgio Mattarella ha così messo in luce come la gestione delle grandi transizioni richieda una visione integrata tra politiche pubbliche, sicurezza energetica e sviluppo industriale.








