I posti di lavoro a rischio per il divieto europeo di vendere auto a benzina e diesel dal 2035? «Uno studio di Motus E indica 14 mila posti a rischio, non 60 mila, ma nessuno cita i 60 mila morti all’anno per l’inquinamento in Italia. Nella contabilità bisogna considerare tutto».
Lo afferma il direttore scientifico dell’Asvis ed ex ministro dei Trasporti e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, all’incontro “Costituzione, ambiente e future generazioni: un anno dopo, a che punto siamo?”.
«Questa cosa la sappiamo dal 2019 con il pacchetto Fit for 55, scoprirlo 4 anni dopo non è proprio il massimo della vita», sottolinea Giovannini aggiungendo che «con gli altri segmenti produttivi possiamo provare a compensare chi rischierà di perdere il posto di lavoro ricordando che, tra 12 anni, molte delle persone che lavorano in quelle fabbriche saranno in pensione. Prima noi anticipiamo la riconversione» aggiunge «prima orientiamo in nuovi posti di lavoro per avere una durabilité, come direbbero i francesi, una sostenibilità economica, che è altrettanto importante di quella sociale e ambientale».
Ma non è tutto.
Tra il 2013 e il 2017 nel totale dei 46 siti nazionali monitorati dalla sorveglianza epidemiologica attivata nell’ambito del Progetto Sentieri dell’Istituto superiore di sanita’ si e’ verificato un eccesso di 1.668 decessi l’anno. La percentuale dei decessi in eccesso rispetto al totale e’ pressoche’ costante nel tempo, passando dal 2,7% nel 2006-2013 (Quinto Rapporto Sentieri) al 2,6% nel periodo piu’ recente (2013-2017). La stima e’ contenuta nel Sesto Rapporto sul progetto, presentato oggi presso l’Istituto superiore di sanita’ (Iss) e pubblicato sul sito della rivista scientifica Epidemiologia Prevenzione, in modalita’ “open access”. I tumori maligni contribuiscono per oltre la meta’ (56%) degli eccessi osservati. Scendendo nel dettaglio del nesso tra patologie e fattori di esposizione, la mortalita’ per mesoteliomi totali risulta in eccesso di tre volte nei siti con presenza di amianto e quella per mesoteliomi pleurici di piu’ di due volte nell’insieme dei siti con amianto e aree portuali. Il tumore del polmone e’ in eccesso del 6% tra i maschi e del 7% tra le femmine. Inoltre, sono in eccesso la mortalita’ per tumore del colon retto nei siti caratterizzati dalla presenza di impianti chimici, del 4% tra i maschi e del 3% tra le femmine, e del 6% per il tumore della vescica negli uomini residente nei siti con discariche.
Il rapporto ha evidenziato anche un eccesso del rischio di ospedalizzazione che, nel periodo 2014-2018, per tutte le cause naturali nell’insieme dei 46 siti, e’ risultato del 3% in entrambi i generi. Un eccesso di rischio di ospedalizzazione viene osservato anche nella classe di eta’ pediatrico-adolescenziale (0-19 anni) per il 43% delle aree studiate, e in eta’ giovanile (20-29 anni) per il 15% delle aree contaminate. ‘Alcune esposizioni, come quelle all’amianto, sono purtroppo ben note alla sanita’ pubblica proprio perche’ causano morti e malattie misurabili con precisione – commenta Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss – altre sono meno note ed e’ talora difficile attribuire gli eccessi ad agenti specifici. Certo e’ che le pressioni ambientali, per queste popolazioni, sono molteplici, e spesso si mescolano con lo svantaggio socio-economico, producendo indicatori di segno negativo e ponendo la questione dell’importanza dei determinanti ambientali’.
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