Se il governo vuole collaborare, ci vogliono patti chiari. Così Giorgia Meloni, intervistata sul Corriere della Sera da Paola Di Caro, commenta il delicato momento sanitario che l’Italia sta vivendo in questi giorni. E riguardo la possibilità che l’opposizione collabori con la maggioranza, per gestire l’emergenza, mette dei paletti chiari.
«Nel caso si immaginasse di volerci trascinare nel loro fallimento, che di questo si parla, pongo tre condizioni. Primo, servono regole di ingaggio trasparenti, chi fa cosa e come. Secondo, il governo deve ammettere che l’efficacia della propria azione è stata nulla e abolire i provvedimenti sbagliati. Terzo, va stabilito fin d’ora, con garanzia del capo dello Stato, che appena usciti dall’immediata emergenza si torna a votare».
Una collaborazione sarà a dir poco difficile. «Qui di difficile, anzi di insopportabile, c’è il modo in cui questo governo ha gestito l’emergenza. Da otto mesi navigano a vista, con il premier Conte che fa Dpcm ogni 4 giorni ben attento ad apparire in tivù nel weekend per parlare agli italiani nel prime time, ora scaricano su intere filiere produttive le loro responsabilità, senza portare alcuna evidenza scientifica sulle responsabilità del contagio da parte di quei settori».
Cosa avreste fatto voi? «Lo abbiamo detto e scritto da mesi: test rapidi a tappeto per il tracciamento, anche operati da farmacisti; trasporti pubblici potenziati con pullman privati; per le scuole termoscanner e non banchi a rotelle, tensostrutture, spazi da chiedere ai privati; sanificazione a spese dello Stato. E soprattutto stabilire un ordine di priorità».
Quale? «Se le categorie più a rischio sono gli anziani e chi ha malattie pregresse, serve assistenza domiciliare, serve mettere in sicurezza chi non lo è, garantendo ospitalità negli hotel per chi non può isolarsi. Conviene molto di più spendere per questo tipo di sostegno che per le terapie intensive. Invece si è agito su singoli settori, massacrandoli, senza una logica».








