“Il principio della presunzione di innocenza deve essere sempre tenuto a mente, ma c’è anche una questione di opportunità politica che attiene ai singoli”. Lo ha detto l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, in un colloquio con Il Fatto, a proposito, senza entrare nel merito, delle inchieste che stanno colpendo esponenti dell’esecutivo come il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi e il ministro del Turismo Daniela Santanchè.
“Io non credo che ci debba essere un automatismo tra le inchieste e le dimissioni, ma c’è una questione di opportunità politica: gli esponenti del governo che sono accusati di aver commesso qualche reato devono fare una valutazione personale. Devono chiedersi: è opportuno rimanere al proprio posto? Questa è una questione di sensibilità” ha osservato.
“Io credo nel principio dell’autonomia dei due poteri – ha aggiunto il fondatore di Alleanza Nazionale – quindi la politica deve decidere indipendentemente dalle inchieste e la magistratura deve essere a sua volta autonoma dai pm”.
L’importante, ha precisato Fini, però è la certezza del diritto: “I magistrati devono essere e anche apparire imparziali e il caso recente del giudice della Corte dei Conti che esponeva le sue posizioni politiche fa capire che non sempre è così. Ma soprattutto la vera riforma della Giustizia in questo Paese sarebbe quella di abbreviare i tempi dei processi: con tempi più celeri, la politica potrebbe decidere più facilmente in autonomia” ha concluso.
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