Gian Antonio Stella (Corriere della Sera): «Troppe cose che si sarebbero potute fare dalla fine del lockdown ad oggi non sono state fatte»

“Stavolta no, per favore. Stavolta ci venga risparmiata la sbigottita sorpresa davanti all’impennata dei numeri dei contagi, superiori perfino a quelli del 21 marzo”. Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella s’infuria per il tempo sprecato dalle istituzioni nel prepararsi adeguatamente alla seconda ondata.

“Scoprire a febbraio che il virus scoppiato in Cina aveva ammazzato un pensionato reo di aver giocato a carte in un bar di Vo’ Euganeo fu sul serio inaspettato, per quanto gli scienziati avessero avvertito che le cose avrebbero potuto prender quella piega. Ma ora? Erano mesi che, a dispetto del delirio collettivo d’una estate pazza di spiagge traboccanti, di folle euforiche che sbuffavano impazienti davanti a chi ricordava sommessamente l’obbligo della mascherina, si sapeva che l’ondata di ritorno sarebbe arrivata.

Eppure, tantissime cose che si sarebbero potute fare dalla fine del lockdown ad oggi non sono state fatte. Rinviate. Lasciate lì, in sospeso. A volte mai avviate. Ma ve lo ricordate il «cruscotto» di Azzolina che avrebbe dovuto consentire alle scuole di riaprire con certezze sugli spazi a disposizione? Erano preziosi, quei mesi appena trascorsi. Erano preziosi per la scuola, magari per completare finalmente l’anagrafe delle scuole a rischio sismico e idrogeologico. Erano preziosi per andare subito a recuperare, magari con una gara nazionale, le dosi necessarie del vaccino anti-influenzale. Erano preziosi per prendere di petto i grandi problemi della sanità pubblica, finora salvata dalla generosità di medici e infermieri ma esposta soprattutto nel Mezzogiorno a gravissimi rischi.

Il nostro – conclude con amarezza Stella – è un Paese di dannunziani, capace di grandi gesta di coraggio e abnegazione nei momenti più difficili ma incapace di rispettare sé stesso e gli impegni presi con gli altri nella realtà quotidiana”.

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