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Giampiero Massolo (presidente Ispi): «Connettività e infrastrutture hanno creato una nuova forma di geografia»

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In un mondo dove la geografia non è più fisica e politica, ma delle infrastrutture e della connettività, bisogna ripensare il multilateralismo per risolvere crisi internazionali e unire attori, Stati e stakeholder per questioni come cambiamento climatico, infrastrutture e accesso a internet. Così la pensa Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri e di Ispi, intervenuto durante una lectio magistralis online dal titolo “Reinventare la geografia”. L’evento è stato organizzato nel quadro degli eventi del simposio internazionale GeoAdriatico, in programma a Trieste fino al 13 giugno 2021.

«Quando siamo entrati nella globalizzazione, la geografia era finita. Tutto accadeva contemporaneamente in tutti i luoghi. Poi ci sono stati due fattori che ci hanno portato a considerazioni diverse: una globalizzazione mal gestita e le situazioni di crisi internazionale, alcune di natura territoriale, che hanno portato di nuovo la nostra attenzione a cosa significa geopolitica e come la geografia possa influenzare le decisioni politiche. È stato prematuro dire che la dimensione territoriale delle relazioni internazionali fosse finita».

Una nuova forma di geografia

Massolo ha ricordato la vicenda della portacontainer Ever Given bloccata nel Canale di Suez, a marzo di quest’anno, e l’attuale situazione dei porti bloccati nel sud della Cina, come conseguenza del Covid. Secondo il presidente di Ispi, eventi come questi «evidenziano l’impatto delle infrastrutture e della connettività negli affari del mondo e ci portano a concludere che oggi non parliamo più di geografia fisica o politica come siamo abituati, ma di una nuova forma di geografia che ha a che vedere molto con la connettività» e le infrastrutture. L’incidente di Suez ha portato inoltre a «una forte pressione a ripensare la globalizzazione per renderla più regionale».

Le infrastrutture come strumenti geopolitici

Il numero 1 di Fincantieri ha sottolineato come oggi le infrastrutture «stiano diventando punti di svolta», oltre che «strumenti geopolitici». Non solo infrastrutture immateriali come il 5G, ma anche materiali, diventando veri e propri strumenti di potere per creare influenza. Ma perché questo accade? «Oggi i sistemi economici sono più vulnerabili agli shock geopolitici. I privati tendono a svanire, mentre gli Stati e i governi sono sempre di più nel settore». A riguardo, Massolo ha citato l’esempio della Cina, sottolineando che «progetti come la Belt and Road Initiative sono senza dubbio gli esempi più eloquenti» di questo fenomeno. Il secondo elemento di svolta riguarda «la connettività che influenza la geopolitica».

Un mondo interconnesso

«Dire che il mondo è interconnesso non vuol dire solo che tutto accade contemporaneamente ovunque, ma lo è anche da un punto di vista materiale. Questi elementi creano collegamenti reinventano la geografia. Stiamo lentamente passando da un mondo organizzato per aree di controllo politico verso un mondo più organizzato per aree di vantaggio e utilità». Questo perché i collegamenti influenzano le decisioni politiche, arrivando al concetto di «geografia funzionale di stati interdipendenti». Massolo sottolinea come in questo momento nel mondo non ci sia una leadership riconosciuta, per cui l’unico modo per affrontare il problema è unire i gruppi più grandi di Paesi «come il G20, nei quali è possibile catalizzare progresso e cooperazione tra nazioni volenterose».

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