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Gavosto (Fondazione Agnelli): «Nella scuola regna il caos. La plastica non serve a niente. Subito assunzioni»

“L’approvazione del decreto scuola ha evitato al governo una crisi surreale. Il decreto, però, poco si occupa della cosa più importante la riapertura delle scuole a settembre. Un articolo assegna a sindaci e presidenti di provincia poteri commissariali per interventi urgenti di edilizia scolastica in vista del prossimo anno: una misura ragionevole, anche se nei mesi estivi non si potranno fare miracoli”.

Lo sostiene Andrea Gavosto, economista e presidente della Fondazione Giovanni Agnelli in un lungo intervento pubblicato su Il Sole 24 Ore.

“La confusione regna sovrana – scrive – Turni sì, turni no. Sdoppiamenti di classe sì, no, forse. Lezioni di 30, 40, 50 minuti. Ora anche il plexiglass fra i banchi, con costi elevati, difficoltà di smaltimento, effetti claustrofobici e inadeguatezza didattica”.

“Servirebbe chiarezza negli indirizzi e coerenza nelle dichiarazioni – prosegue Gavosto nel suo intervento sul Sole – le famiglie sono da tempo esasperate, ora cominciano a esserlo anche i dirigenti scolastici, i più avvertiti dei quali stanno già lavorando a soluzioni meno semplicistiche della plastica”.

In attesa che arrivino linee guida tali da permettere a ogni scuola di trovare la soluzione più giusta per il proprio caso, resta centrale il tema dei docenti. Sarebbe infatti fondamentale che, a partire da settembre, ci si dedicasse in primo luogo a recuperare l’enorme perdita di scuola subita quest’anno a causa del virus. I dati americani parlano di una caduta degli apprendimenti fra il 30 e il 50% rispetto a un anno di scuola normale: da noi, non sarà troppo diverso. Il rischio è che questa generazione sia segnata da una cicatrice indelebile, che renderà più difficile sia il proseguimento degli studi sia l’ingresso nel mercato del lavoro. Sarebbe bene, perciò, cominciare con tutti gli insegnanti al loro posto. E anche che gli studenti potessero contare sugli stessi docenti dell’anno prima, anziché vederne cambiare 1 ogni 4, come accade di solito, a scapito della continuità didattica.

“Come ha fatto notare Maddalena Gissi della Cisl, va fatta chiarezza su una cosa seria come i dati: in realtà le supplenze dell’anno scolastico 2019-20 sono passate dalle 109mila del 30 settembre – il dato fornito da Azzolina al Sole 24 Ore – a circa 187mila qualche mese dopo. Da anni, il 30 settembre è presto per tirare le somme”.

“Per fare scendere questo numero enorme – a cui vanno aggiunti i posti lasciati liberi da circa 30mila nuovi pensionamenti – a poco serve ormai assumere in ruolo dai due canali tradizionali”, aggiunge Gavosto.

“Le graduatorie dei vincitori dei vecchi concorsi e le graduatorie a esaurimento. Sappiamo che in molte regioni e per molte materie entrambe sono vuote o vicine a esserlo. Non a caso da 4 anni il ministero riesce a fare solo metà delle assunzioni autorizzate”.

“Né a settembre saranno in cattedra i vincitori dei nuovi concorsi, perché il primo di questi – quello straordinario per 32mila docenti delle secondarie – sarà in autunno”.

“Nemmeno – temiamo – aiuterà granché la cosiddetta “call veloce”, che permetterebbe ai docenti con i titoli di entrare in ruolo in regioni diverse. Il principio è corretto, ma in pratica significherebbe trasferirsi, quasi sempre dal Sud al Nord, con un obbligo di permanenza di 5 anni. Già fallito in passato, difficile che il tentativo funzioni oggi, con i timori per il virus. Molti preferiranno restare un altro anno precari a casa propria”.

“Insomma, i supplenti a settembre sono destinati ad aumentare ancora, superando quota 200mila. Più supplenti ci sono, più è difficile averli in cattedra dai primi giorni, più ne soffre la continuità didattica. Quest’ultima poteva essere aiutata congelando la mobilità dei docenti di ruolo e dei supplenti. Si è scelto di non farlo”.

“Si badi – conclude Gavosto – questo quadro già critico vale nell’ipotesi che il prossimo sia un anno come il precedente, senza la necessità, cioè, di aumentare il numero dei docenti. Ma alla riapertura dopo l’emergenza Covid-19 si potrebbe avere bisogno di più ore a scuola, se la giornata andrà riorganizzata”.

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