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Garry Kasparov (campione di scacchi e dissidente russo): «Gli errori di Obama hanno portato all’invasione dell’Ucraina»

“Da candidato, sotto le pressioni della campagna di John McCain, Obama aveva deplorato l’incursione putiniana in Georgia ma, da presidente, ha fatto presto a chiarire a Putin e ad altri dittatori che l’America avrebbe guidato ogni residua agenda per la libertà da dietro le quinte. Il «reset», oggi famigerato, non fece altro che rilanciare le quotazioni di Putin proprio mentre usava il pugno di ferro contro ciò che restava della società civile russa. In un dibattito del 2012, Obama derise lo sfidante repubblicano Mitt Romney per aver giustamente affermato che il nemico geopolitico numero uno dell’America era la Russia”. 

Questo comportamento portò al 2014, quando Putin si sentì imbaldanzito a sufficienza da respingere ogni trappola democratica in Russia, invadere l’Ucraina e, nel 2016, interferire nelle elezioni di Gran Bretagna e Stati Uniti. In Europa, la cancelliera tedesca Angela Merkel portò avanti il progetto dell’oleodotto Nord Stream 2, aumentando la dipendenza dall’energia russa quando, in verità, sarebbe stato indispensabile fare il contrario. Adesso lo si sta facendo, bruscamente e disperatamente. Forse, Obama e Merkel potrebbero recarsi insieme in visita a Kiev, per constatare di persona i danni che hanno contribuito a causare e per chiedere scusa al popolo ucraino”. 

Il Wall Street Journal ospita un commento di Garry Kasparov, in cui lo scacchista e dissidente russo chiede all’Occidente di fermare Putin con la forza.

Poco alla volta – scrive Kasparov –, la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina si è attenuata di nuovo tra la valorosa resistenza ucraina e il sostegno della comunità internazionale offerto sotto forma di armi, aiuti finanziari e sanzioni che prendono di mira la Russia, Putin e i suoi mafiosi oligarchi.

Per quanto ciò mi rallegri, è difficile non sentirsi amareggiati rispetto a quello che avrebbe potuto essere – e a quante vite avrebbero potuto essere risparmiate – se queste medesime iniziative miranti a dissuadere Putin fossero state intraprese anni fa.

Invece, adesso ci troviamo alle prese con un conflitto che ha ricadute globali che colpiscono tutti, dalla dipendenza dell’Europa dal petrolio e dal gas russi alle scorte di cibo di numerose nazioni africane.

Questo è il caro prezzo che dobbiamo pagare per fermare Putin adesso ed evitare di pagarne uno ancora più salato in seguito.

È l’intramontabile lezione dell’acquiescenza. Da molti segnali appare tuttora evidente che alcuni leader occidentali non hanno ancora imparato che isolare Putin e reagire alle sue azioni con la forza è l’unico modo per ottenere progressi duraturi.

Da tempo vado affermando che Putin è un problema russo e deve essere destituito dai russi.

L’Occidente, però, deve smetterla una volta per tutte di aiutarlo. Ogni telefonata che legittima la sua autorità, ogni metro cubo di gas e ogni barile di greggio importati dalla Russia è una sorta di salvagente lanciato a una dittatura che, per la prima volta, sta vacillando.

Se lo scopo è salvare vite umane ucraine, come affermano i leader occidentali, allora l’unico modo per farlo è armare il più rapidamente possibile l’Ucraina con ogni arma richiesta dal presidente Volodymyr Zelensky.

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