Fondamentale contrastare l’infiltrazione mafiosa all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo sottolinea il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, che a Palazzo Chigi segue in prima persona il dossier Recovery.
Bisogna conciliare le misure interdittive antimafia con la continuità aziendale e bonifica di imprese non ancora contaminate, salvandole dall’abbraccio delle organizzazioni criminali.
Sulla base di questo concetto, il governo sta studiando un provvedimento che prevede modifiche al codice antimafia, che dovrebbe essere varato dal CdM entro ottobre, per trovare un punto di equilibrio tra i necessari interventi sanzionatori, il fermo contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa e l’esigenza di rispettare i tempi per i progetti previsti dal Pnrr.
«Abbiamo la necessità di misure che assicurino da un lato» sottolinea Garofoli «un intervento sanzionatorio, ablatorio e interdittivo efficace e severo. Perché, considerata l’assoluta importanza del Pnrr, il fermo contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa appare di vitale importanza». Al contempo, lo stesso Pnrr pone ulteriori esigenze, non incompatibili con questa linea di prevenzione.
«Da un lato» prosegue il sottosegretario «è necessario dotare Prefetti e autorità giudiziaria di un più articolato ventaglio di misure preventive (alcune già previste dall’ordinamento): misure che garantiscano di assicurare, qualora ricorrano talune condizioni, la continuità aziendale, se funzionale alla realizzazione degli interventi secondo i tempi particolarmente stringenti previsti dal Pnrr ».
«Su altro versante, il Paese ha più in generale bisogno di un tessuto imprenditoriale sano. Da qui la necessità di mettere in campo strumenti anche nuovi che consentano alle Autorità prefettizie e giudiziarie di intervenire tempestivamente, strappando alle mafie le aziende prima che siano infiltrate e contaminate. Un’esigenza di bonifica e recupero che» ricorda Garofoli «è stata posta chiaramente in risalto di recente dalla Corte di Cassazione nel chiarire in via interpretativa i presupposti di applicazione dell’istituto del controllo giudiziale volontario, introdotto dal legislatore nel 2017.
«Credo che queste esigenze, all’apparenza contrapposte – di severa repressione, ma anche di continuità aziendale e di recupero terapeutico o messa alla prova di aziende non ancora infiltrate dalle mafie – non siano incompatibili, e penso che non solo possano ma debbano essere conciliate al meglio».
Un percorso che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sintetizza con questa considerazione: «Le risorse destinate dal Pnrr all’Italia sono tantissime. È una grande opportunità ma dobbiamo fare in modo che non vadano nelle mani sbagliate, quelle della criminalità organizzata».
«Abbiamo gli anticorpi perché questo non avvenga. Abbiamo normative adeguate, abbiamo l’attività preziosa delle forze di polizia, quindi sono fiduciosa. Pur tuttavia» conclude «faremo delle modifiche al Codice antimafia per rendere ancora più incisiva la nostra azione».
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