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Pietro Garibaldi (economista): «Rincaro materie prime: incognita per l’economia globale»

Sulla Stampa, Pietro Garibaldi lancia un allarme sull’aumento dei prezzi delle materie prime. «Dopo la peggiore recessione dal dopoguerra e una crisi sanitaria senza precedenti, per il sistema delle imprese poteva solo mancare un aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime. È purtroppo proprio ciò che si è effettivamente verificato negli ultimi mesi. Il prezzo del petrolio è tornato a 75 dollari al barile, un livello quasi raddoppiato rispetto alla media del 2020. Il rame è aumentato del 30%, l’acciaio del 150%. Ma anche legname e ferro sono a livelli record. In questo scenario, il costo dell’energia è destinato a salire per tutte le imprese».

«L’aumento del prezzo delle materie prime» afferma Garibaldi «rappresenta la vera incognita sul rimbalzo dell’economia globale. In queste settimane l’inflazione da materie prime colpisce alcuni settori in modo selettivo, e in primo luogo le costruzioni, ma all’orizzonte potrebbe trasferirsi sul resto delle imprese e sulle bollette delle famiglie. In questa prima fase, le imprese stanno reagendo comprimendo i loro margini. Con una domanda globale ancora non stabilizzata, sembra che in Europa le imprese non abbiano ancora trasferito l’aumento sui prezzi al consumo. All’orizzonte però qualche cosa si muove».

«A maggio e giugno vi è stato un grosso aumento dei prezzi di produzione in Cina. Negli Stati Uniti si è poi già arrivati a un aumento generalizzato dei prezzi, con un’inflazione intorno al 5%, un livello che non si vedeva da circa un decennio. Il Governo italiano pare intenzionato a elaborare un provvedimento per i settori con maggior difficoltà di approvvigionamento. Tecnicamente non è semplice trovare una soluzione adeguata, ma occorre evitare» conclude «che diverse imprese non riescano a portare a termine cantieri iniziati con preventivi delle materie prime e costi energetici molto inferiori».

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