“Il più brutto spettacolo dopo il weekend (parafrasando Jovanotti). Va in scena da lunedì e non è chiaro quante repliche preveda”. Lo scrive Gabriele Romagnoli che, sulla Stampa, parla di “grandi elettori messi alla berlina”: “La compagnia teatrale è arrivata impreparata, improvvisa, recita a soggetto. Eppure il cartellone era pronto da sette anni, non è che li abbiano tirati giù dal letto e imposto alle loro menti assonnate: “Adesso votate”.
Non è che non abbiano avuto tempo per vestirsi a modino, fare una figura decente, mostrare idee chiare. I ruoli erano precisi: i leader guidano, i peones eseguono, il presidente viene eletto. Un tecnico? Un politico? La differenza salta agli occhi. Ci si sorprende del distacco popolare, dei bassi ascolti delle trasmissioni che seguono l’evento minuto per minuto. Ma dove abita il qualunquismo: fuori o dentro il Parlamento? Chi è a mettere alla berlina questi 1009 grandi elettori: gli altri o loro stessi? I coloristi mandati a caccia di spunti sono cannibali le cui prede saltano in pentola. Si avverte spesso che rischiamo nostalgia per situazioni peggiori di così”.
“Ci sono state elezioni arrivate alla ventitreesima chiama, risolte per l’approssimarsi del Capodanno o per l’emergenza provocata da una strage di mafia. Qui si è partiti quando già erano scoccati sia il Capodanno che l’emergenza. Eppure si temporeggia, si bluffa, si rinvia. Pretendenti mandano bigliettini con foto giovanili che dovrebbero persuadere, ma fanno soltanto sorgere il dubbio: “Se non ti abbiamo voluto allora, perché dovremmo volerti adesso?”.
“Il confronto con il passato è perdente. Riti, lungaggini e agguati di allora appartenevano a una politica distante, poco familiare, educatamente ipocrita. Questa di oggi è una vicina di casa sguaiata, di cui vediamo le mutande sullo stendino e a occhio non le sa lavare. Trova pace soltanto ai funerali, dove tra le lacrime decreta che lui sì, David Sassoli o Paolo Fulci, sarebbe stato “un ottimo presidente”.
Da vivo, “un alto profilo, ma divisivo”. Chi ha votato Amadeus rammenta ai colleghi che bisogna finire prima che a prendersi i riflettori sia il ballottaggio Morandi-Ranieri. E c’è chi, forse per caso, ha indicato un modello ideale: internazionalmente riconosciuto, dignitoso, silente. Dino Zoff”.
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