Sul Quotidiano Nazionale Gabriele Canè parla di come affrontare la recrudescenza dei contagi da coronavirus. “A questo punto, i casi sono tre. Primo, alziamo bandiera bianca: il virus c’è, cresce senza esplodere, e prima o poi passerà; nel frattempo sfidiamolo tornando alla normalità. Secondo, il virus c’è, ci assedia ogni giorno di più, chiudiamo tutto fino a quando il rischio di contagio sarà vicino a zero. Terzo, il virus c’è, noi pure, bisogna convivere con il minor danno possibile fino a quando non avremo gli strumenti per sconfiggerlo; e questa convivenza deve essere fatta di regole certe, rigorose, e di una loro altrettanto rigorosa applicazione.
Scartata la prima ipotesi, che – scrive Canè – sfiora il negazionismo per sconfinare nella demenza; messa da parte la seconda per un motivo molto semplice: per salvare le persone, obiettivo comunque primario, non possiamo uccidere l’economia del Paese; ci resta la terza opzione, che sta più o meno nelle proposte che il Consiglio dei ministri definirà e presto renderà operative. Con un giro di vite ulteriore sia nella vita pubblica, sia in quella privata. Provvedimenti necessari, sapendo che forse sarebbero stati sufficienti quelli già in atto, se li avessimo seguiti in modo puntuale, e se lo Stato ci avesse aiutati a farlo. Se non ci fossimo accalcati nelle movide, e se le aziende di trasporto non ci avessero fatto accalcare su bus e vagoni. Se le distanze nei locali non si fossero accorciate fino a tornare al ‘fiato a fiato’ del pre Covid.
Per farla breve: camminiamo su un crinale sempre più sottile, rischiando di cadere da un lato nell’abisso della malattia, e dall’altro nel baratro della crisi. Di virus si muore, di lockdown pure. A noi, ora, più che ai governi, la scelta: cadere, o arrivare con un surplus di prudenza e disciplina alla fine della traversata”.








