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Gabriele Buia (presidente Ance): «Noi costruttori siamo soci al 50 per cento del Pnrr. Non fermate il Superbonus è la misura di crescita più potente»

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Il Superbonus 110% e’ “la piu’ potente misura di crescita e sviluppo sostenibile pensata in questa legislatura e sostenuta, una  volta tanto, da tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione”.   

Lo ha detto il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, nel corso del suo  intervento all’assemblea dell’Associazione. Buia ha sottolineato che  “senza una conferma degli attuali incentivi a tutto il 2023 molti impegni  contrattuali presi non potranno essere rispettati. Tanti cantieri,  soprattutto quelli piu’ complessi dei condomini, rischiano di bloccarsi,  con un conseguente aumento del contenzioso”.   

“Ne’ mi pare opportuno contestare gli indubbi benefici del Superbonus –  ha proseguito – Il nuovo incentivo permette, infatti, di ridurre le  emissioni di CO2 di circa il 28% in piu’ rispetto al vecchio Ecobonus sul  singolo immobile. In meno di un anno sono stati effettuati interventi su  6.000 condomini contro 1.000 in sei anni”. 

“Occorre far fronte ad alcune emergenze  che rischiano di rallentare il Pnrr. A cominciare dall’aumento  smisurato delle materie prime e di conseguenza dalla difficolta’  di reperirle: l’acciaio e’ aumentato del 243%, l’energia del  225%, le plastiche del 100%“.

“Ci  aspettiamo che nella Legge di Bilancio, che il Governo si  appresta a varare in queste ore, ci sia un’estensione della  misura per i lavori pubblici e spazio per il mercato privato  consentendo, comunque e in ogni caso, alle imprese di poter  rinegoziare tempi e condizioni per le esecuzioni dei lavori”, ha  spiegato. Secondo Buia si deve quindi “correre ai ripari, ma  bisogna prevedere fin da subito nel nuovo Codice una norma per  l’adeguamento automatico dei prezzi, come avviene in Europa”. 

Il Pnrr, su un totale di 222 miliardi, impatta per ben 108 miliardi sul settore delle costruzioni, “possiamo dire di essere soci al 50% del Pnrr”. “Una scelta importante – ha aggiunto – che ci rende protagonisti di una nuova stagione di investimenti nel settore delle costruzioni, tornati a essere, finalmente, l’asse portante della crescita italiana”.  Del resto, dall’inizio della crisi del 2008, ha proseguito Buia, il settore delle costruzioni è al collasso, con il 2016 che ha segnato il punto minimo dei livelli produttivi, crollati del 38%.

“Oggi – ha continuato Buia – siamo ancora a -35%”.  “Aver spento per lungo tempo il motore del nostro settore è costato a tutta l’economia italiana, non solo a noi, un prezzo altissimo, in termini di mancata crescita e degrado di territori e infrastrutture. I ritardi accumulati hanno dimensioni terribili: in 20 anni il nostro Pil è cresciuto solo del 4% contro il 36% della Spagna, il 27% della Francia e il 26% della Germania”. 

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