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[L’intervento esclusivo] Angelica Donati (Presidente Ance Giovani Lazio): «Troppe incertezze, le proroghe fatte in questo modo non servono. Il Superbonus diventi una misura “strutturale” per il settore delle costruzioni»

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Le numerose misure adottate dal governo nella fase post pandemica stanno contribuendo alla ripresa di alcuni settori rilevanti del Paese, come quello edile e delle costruzioni. Gli investimenti previsti dal PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, hanno posizionato l’edilizia al centro della vita economica del Paese. Dei 222 miliardi di euro di investimenti del PNRR, quasi metà (48%) riguarderanno il settore delle costruzioni a livello nazionale. Si tratta di 107,7 miliardi destinati interamente al comparto su un ampio range di missioni, dalle infrastrutture sostenibili alla rivoluzione verde.

Il Superbonus 110% – una delle misure “bandiera” del rilancio, sia per il suo importante contributo all’obiettivo di abbattimento delle emissioni del 55% entro il 2030 che per l’impatto positivo che sta avendo sulle PMI delle costruzioni – è appena stato prorogato a tutto il 2023.

Ma la ripartenza nelle costruzioni è sostenuta, oltre che dal Superbonus 110% che al 30 settembre ha registrato oltre 46 mila interventi per 5,1 miliardi di euro per lavori già eseguiti, dal crescente utilizzo degli altri incentivi fiscali per l’edilizia: sono saliti, infatti, del 23,9% rispetto alla media del triennio pre-Covid-19.

Nel Documento programmatico di bilancio appena presentato, il bonus del 50% per il recupero e le ristrutturazioni ed il bonus del 65% per l’efficientamento energetico che non rientra nel superbonus sono stati prorogati al 2022, mentre il “bonus facciate” del 90%, che è stato il vero volano di questo segmento negli ultimi anni e nella prima metà del 2021, scadrà il prossimo 31 dicembre (le facciate rientreranno nello sconto del 50%).

La proroga dello stesso Superbonus 110% è solo parziale – mentre per condomini e housing sociale scadrà a fine 2023, la misura non è stata prorogata per le case unifamiliari (che ne sono state il vero motore nella prima metà dell’anno).

Le proroghe fatte in questo modo, benché siano un’alternativa migliore alla totale interruzione di tali incentivi, non permettono alle imprese di lavorare bene.

Le iniziative in edilizia richiedono investimenti (sia economici che sulla formazione del personale), programmazione ed organizzazione.

Nel caso del Superbonus 110%, molte imprese si sono trovate a dover rivoluzionare i propri modelli di business per far fronte alla domanda, avendo però davanti un orizzonte di operatività di questo nuovo settore del tutto incerto.

È evidente che con questa incertezza non è possibile investire in un settore che domani potrebbe venire meno come lo si farebbe avendo la certezza di poter programmare a lungo termine.

Inoltre oggi per la ricerca della manodopera e l’approvvigionamento di ponteggi e materie prime le imprese devono fronteggiare enormi criticità; non potendo programmare l’operatività nel tempo (perché di tempo, anche con la proroga, ce ne è poco) sono dunque costrette a rinunciare a determinati lavori.

Quindi, se da un lato tutti gli interventi di cui il governo ha disposto avranno un impatto certamente positivo per il Paese, sia in termini conseguenze ambientali che economiche, dall’altro a causa della breve durata e del rincaro delle materie prime non riescono ad essere sfruttati a pieno.

In questo senso, nonostante la proroga del Superbonus 110% fino al 2023 rappresenti sicuramente una reale opportunità per risollevare maggiormente il settore edilizio, una proroga a lungo termine di svariati anni oppure, anche meglio, trasformare il Superbonus in una misura strutturale è un passo necessario per agevolare le imprese ad operare nel modo più efficace per il mercato e per incentivare gli investimenti. Solo così si potrà evitare di perdere importanti occasioni, valorizzare nuove iniziative e, soprattutto, coinvolgere nella maniera più efficace gli istituti bancari, essenziali per finanziare gli interventi e per la cessione del credito.

Inoltre, una visione a lungo termine sicuramente comporterebbe non solo una migliore pianificazione per i produttori per il recupero di materie prime e la realizzazione delle forniture ma anche un’organizzazione sistematica per le attività del settore nelle tempistiche di realizzazione.

Interventi fiscali strutturati e a lungo termine sono necessari non solo per rilanciare la filiera dell’edilizia ma soprattutto è fondamentale avere certezza del futuro per investire in formazione, nei giovani.

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