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Francesco Guerrera (La Stampa): «Il giallo di Mustier e l’UniCredit»

“Il francese che ha avuto più successo in Italia dai tempi di Platini potrebbe essere defenestrato da un atto di dirigismo di stampo gallico ma di fattura italiana”. Così Francesco Guerrera commenta sulla Stampa la rivoluzione ai vertici di Unicredit, con l’Ad Mustier che si dimetterà ad aprile a causa delle divergenze col Cda sulla fusione con Mps, sostenuta dalla maggior parte del board e dal governo.

“La stampa ama chiamarlo il Risiko delle banche ma è un più un Cluedo: chi è il colpevole e quale l’arma del delitto? Non è un mistero che il governo sia l’autore di una politica industriale più aggressiva, in cui aggregazioni e nomine devono beneficiare l’’Azienda Italia’. Il filo conduttore che passa per Borsa Italiana, Alitalia e Autostrade non poteva che arrivare a Siena. La patata bollente del Mps è stata gettata in direzione Mustier e il banchiere francese non l’ha presa al volo. Dopo aver passato quattro anni a ‘ripulire’ UniCredit, con ragguardevoli risultati, l’idea di sobbarcarsi una banca come Mps non è proprio un regalo di Natale.

Gli analisti sono d’accordo: meglio fare un accordo con un istituto europeo che creare un campione nazionale che sarebbe molto più nazionale che campione. Anche se arrivasse un bel sussidio statale per addolcire la pillola, non c’è abbastanza logica strategica che giustifichi l’immenso lavoro di integrare le due banche. Il consiglio di UniCredit deve prendersi le sue responsabilità. Visto che i loro datori di lavoro sono gli azionisti e non il governo, avrebbero potuto rispondere in maniera più robusta alle pressioni politiche.

E’ forse troppo tardi, ma una via d’uscita per Mustier e UniCredit sarebbe quella di trovare un’altra fusione che abbia più senso. Commerzbank o Société Général potrebbero funzionare, ma non è detto che i tedeschi o i francesi siano interessati a fare da sponda. E un accordo di questo tipo non risolverebbe il caso Mps per il governo, soprattutto se la proposta-Sassoli di cancellare il debito sovrano – e quindi liberare fondi per aiutare l’economia e le banche – non trova favore nelle capitali europee. Ma l’alternativa è un divorzio che nuoce a tutti”.

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