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Francesco Guerrera (la Repubblica): «Draghi e la sfida della riforma fiscale: la via per il rilancio del Paese»

La via (obbligata) di Draghi per il rilancio del Paese. Ne parla Francesco Guerrera su Repubblica: “Il mago della politica monetaria ‘straordinaria’ – sottolinea – dovrà fare un miracolo simile con il fisco. Mario Draghi è giustamente famoso per aver infranto le rigide regole delle banche centrali, sbaragliato l’intransigente ortodossia teutonica e salvato la zona euro da varie crisi finanziarie. La prossima sfida, questa volta in campo nazionale, non sarà da meno: riformare le tasse italiane per permettere al Paese di riprendersi dalla pandemia e continuare a crescere senza le debolezze, le ingiustizie e le inefficienze del passato.

È un terreno politicamente minato perché tocca gli interessi costituiti di sindacati, imprese e libere professioni, i desideri non sempre puri dei grandi investitori stranieri e l’hobby italiano dell’evasione fiscale. Ma il momento è propizio, grazie alla rinascita economica del dopo-Covid, i miliardi del Recovery Fund e la competenza (e onestà) del governo attuale. I tassi ultra-bassi imposti dalla Banca centrale europea forniscono un ulteriore assist, allentando la pressione dei mercati sull’enorme debito pubblico italiano. I tre principi-chiave delle riforme non dovrebbero essere in discussione: stimolare la domanda interna, attrarre capitali esteri e supportare le aziende nostrane. La battaglia politica sarà sulle misure da adottare per raggiungere questi fini, come si è visto ieri con il botta e risposta tra Enrico Letta e il premier sulla tassa di successione.

Nel rispondere a Letta, Draghi ha già indicato la sua filosofia: no all’austerità. Stringere la cinghia, o non usare il fisco per spingere l’economia, fu uno degli errori più gravi del mondo occidentale dopo la crisi del 2008-2009 (e in Giappone da decenni). Draghi lo sa bene perché la latitanza dei governi costrinse la Bce a fare gli straordinari per tenere a galla la zona euro. Quando dice a Letta che «è il momento di dare i soldi ai cittadini, non di prenderli», il premier sposa l’idea che la domanda interna vada stimolata con spesa e fisco.

Il Recovery Fund aiuterà con la prima, ma non sarà abbastanza senza la riforma delle imposte. Secondo uno studio del Fondo monetario internazionale, il lavoratore italiano medio cede quasi la metà della busta paga al fisco, un dazio da record tra i Paesi dell’Ocse. Tagliare le tasse sul lavoro sembra una mossa obbligata ma sarà possibile solo con una riforma radicale del sistema pensionistico, i cui esorbitanti costi gravano sul bilancio statale e sul debito pubblico”.

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