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Francesco Grillo (Il Messaggero): «La Brexit e il cortocircuito economico»

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Francesco Grillo sul Messaggero parte dalla scarsità dei soft drinks in Inghilterra per descrivere “l’economia della scarsità”. “E’ questa – scrive l’editorialista – la definizione che The Economist ha trovato per dare un nome – da Londra – del tempo strano nel quale stiamo entrando dopo la grande epidemia che ci ha congelato per diciotto mesi. Scarsità che i sudditi della Regina stanno sperimentando con sorpresa e che, però, comincia a sentirsi anche in Cina, in India, negli Stati Uniti.

La lista dei prodotti che mancano aggiunge alla soda beni di tutti i tipi: dai tacchini fino ai polli per i quali manca il personale. Dalla benzina fino ai libri distribuiti dalle piattaforme di commercio elettronico che stanno cambiando il mondo.  Il caos è, in effetti, il frutto del moltiplicarsi tra di loro di almeno cinque veloci fenomeni tra di loro diversi”.

Innanzitutto, spiega Grillo, il Covid19 che aveva ridotto la disponibilità di autisti di veicoli pesanti indispensabili per la logistica. “In secondo luogo, le tensioni tra Paesi (soprattutto quelle tra Usa e Cina) divampate a epidemia conclusa e che hanno convinto molte imprese ad accorciare le proprie catene di approvvigionamento e diversi governi a fare incetta di materiali critici (particolarmente acuta è la mancanza di microprocessori).

C’è, poi, l’accelerazione sui traguardi – comunque lontani – di riduzione di emissioni di CO2 e il paradossale effetto collaterale di raddoppiare il prezzo del petrolio rispetto ad un anno fa. A questi tre fattori si è aggiunta la Brexit che ha reso molto più costoso attraversare la Manica; e, infine, una struttura dell’economia inglese che è, da decenni, una di quelle più integrate del mondo, più dipendenti dalle importazioni proprio per aver scelto di avere una base manifatturiera sottile.

Sono, allora, questi i segnali che ci aspettavamo per intravedere l’Armageddon? La Brexit produce sicuramente uno stress senza precedenti per una società che ha inventato il consumismo e la globalizzazione. È vero anche che le transizioni non esistono senza scossoni. Anche se è necessario pianificarne – con competenza – i tempi per evitare cortocircuiti tra un futuro di cui non abbiamo ancora capito i contorni ed un passato al quale rimaniamo avvinghiati per inerzia”.

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