Francesco Drago – Lucrezia Reichlin (Corriere della Sera): «Il Mezzogiorno è rientrato nel dibattito nazionale, ma per garantire gli investimenti bisogna aggregare e mettere in rete le forze migliori»

Dopo una lunga assenza – osservano sul Corriere della Aera Francesco Drago e Lucrezia Reichlin – oggi il Mezzogiorno è rientrato nel dibattito nazionale come un punto di priorità strategica.

E questo anche grazie all’energia del ministro Giuseppe Provenzano.

Si riparla di «big push»: i fondi del Recovery fund dell’Unione Europea — così sembra — saranno in parte usati per la rinascita della parte meno produttiva del Paese. Ma prima ancora di dibattere sugli interventi da mettere in campo, dovremmo chiederci chi siano gli interlocutori nella società meridionale, cioè i soggetti che possano «dare le gambe» ai progetti finanziati con queste nuove risorse.

La domanda non è di facile risposta, ma è essenziale per capire le modalità di intervento desiderabili. Il successo o il fallimento della linea di interventi destinati al Mezzogiorno dipende in grande parte dalla risposta a questa domanda.

Gli interventi, secondo Drago e Reichlin, non potranno prescindere dal tessuto industriale esistente che è spesso costituito da imprese private. Ma nel Meridione vi è una società frammentata che combina aree di eccellenza con situazioni di estremo degrado.

Nonostante le eccellenze, nel Sud prevale un blocco sociale di ceti non produttivi o assistiti che chiedono protezione sociale e sussidi. E tuttavia, nessun progetto di crescita può realizzarsi indipendentemente da chi lo deve trainare, dandogli forza e impulso. Per questo, nel pensare all’uso dei nuovi fondi bisogna aggregare le forze migliori e più dinamiche delle regioni meridionali.

Aggregare e mettere in rete le migliori esperienze è importante perché una delle caratteristiche del Mezzogiorno è l’isolamento di chi fa industria e innova nel campo sociale. Questa condizione dei ceti produttivi impedisce la nascita di eco-sistemi in cui la concentrazione di imprese e lavoratori con alte competenze favorisce la proliferazione di idee e innovazione.

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