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Francesca Mannocchi (La Stampa): «Con la carestia del grano Putin vuole destabilizzare l’Europa»

Con la guerra del grano in Ucraina Putin sta replicando il tentativo di destabilizzazione generata in Europa con la guerra siriana. Lo sostiene sulla Stampa Francesca Mannocchi.

“Armare la fame – scrive Mannocchi – significa anche questo: determinare imponenti flussi migratori di cui l’Europa è stata e continua ad essere destinazione naturale.

È così anche nella guerra d’Ucraina, è sufficiente guardare i numeri dei tre mesi di conflitto: sono sette milioni i cittadini ucraini che hanno attraversato i confini in cerca di sicurezza nei paesi limitrofi. Putin lo sa, come sa che tenere chiusi i porti significa minare la sicurezza alimentare mondiale, significa carestie, destabilizzazioni politiche, migrazioni di massa in tutto il mondo. E

cco perché oggi che la partita militare è concentrata in Donbass, per la guerra su larga scala non ha bisogno di armare i suoi soldati ma di armare il cibo. Ed è quello che sta facendo, minacciando implicitamente l’Europa degli effetti dei disordini e degli esodi provocati dall’interruzione delle forniture alimentari soprattutto in Nordafrica e in Medio Oriente.

Putin conosce i punti deboli dei suoi storici interlocutori europei, sa che le migrazioni e l’accoglienza dei rifugiati rappresentano il tasto dolente che ha diviso i paesi dell’Unione.

Lo sapeva anche nell’inverno del 2021, quando pochi mesi prima dell’invasione dell’Ucraina, aveva sostenuto il presidente bielorusso Alexander Lukashenko nell’uso della migrazione come arma contro l’Europa. Lukashenko garantì agli iracheni che arrivavano in Bielorussia un aiuto per entrare nell’Ue, fornendo loro il visto immediato e il trasporto gratuito verso il confine polacco.

Persone, vite umane, usate come strumento politico, lo stesso che oggi, cinicamente, Putin sta usando per mettere alla prova l’accoglienza dell’Europa alle popolazioni migranti e tentare così di indebolire il supporto occidentale a Kiev”.

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