Il Festival del Sarà non si è fatto fermare dal Covid e dopo 72 dialoghi sul futuro che ho svolti rigorosamente online durante il lockdown, ascoltando le riflessioni di politici, imprenditori, accademici, uomini di cultura, il 26 luglio si è svolto il canonico appuntamento estivo del Festival sulle rive dell’adriatico con la presenza di illustri relatori, a partire dall’avv. Luigi Balestra, ordinario Diritto civile nell’Università di Bologna, membro laico del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti e presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’osservatorio Riparte l’Italia.
Per la quinta edizione, lontani dalla cornice abituale, la splendida piazza Duomo di Termoli in Molise, il Festival ha trovato l’ospitalità in un luogo non meno suggestivo: il MACTE – Museo d’Arte Contemporanea di Termoli. I relatori hanno svolto le loro riflessioni letteralmente immersi nell’opera dell’artista contemporanea Nanda Vigo, illuminati solo dalla luce naturale della sua opera. In penombra con l’ambiente schiarito solo dalle luci emanate dalle installazioni di questa grande artista italiana, purtroppo recentemente scomparsa proprio nei giorni in cui il MACTE sta ospitando una sua retrospettiva, visitabile fino al 13 settembre. Luce che riemerge solo da schermi, specchi e neon: metafora perfetta della situazione di grande incertezza che il mondo sta vivendo, tra le tenebre del momento più oscuro passato negli scorsi mesi e la luce che torna a dare speranza. La parola chiave che ho scelto per intrecciare le riflessioni dei miei ospiti è stata “il rammendo”, ovvero il gesto con il quale ricercare una strategia per riunire, riconnettere, ricostruire il senso di comunità di cui il Paese ha necessità per affrontare le sfide che si stagliano all’orizzonte.
Ho apprezzato la determinata pacatezza del professor Luigi Balestra: da uomo di diritto e delle istituzioni ha spiegato il suo tentativo di chiamare a raccolta le menti migliori del Paese per raccogliere le loro proposte attraverso un osservatorio, Riparte l’Italia, che quotidianamente produce stimolo e riflessioni: Incredibilmente molti delle proposte che hanno animato il dibattito del suo Osservatorio hanno messo al centro del futuro del Paese il Sud. Ripartire del Sud può essere una strategia inaspettata, ma vincente.
Mentre del Professor Luigi de Vecchi, Chairman of Continental Europe for Corporate and Investment Banking Citi e docente all’Università Luiss Guido Carli, ha saputo indicarci, nonostante il realismo dei numeri della crisi che ci attende, motivi di speranza. Dopo l’introduzione dell’euro, la condivisione del debito scelta dagli Stati della UE per affrontare la pandemia è un acceleratore per la vera unità politico e finanziaria dell’Europa. La pandemia, forse ci porterà luna europa già unita.
Della giornalista Monica Giandotti, volto del TG3 e futura conduttrice da settembre di Uno Mattina su Rai Uno, capace di inquadrare lo stato dell’arte della politica governativa mi piace sottolineare un passaggio: “in questa fase c’è un rischio di regressione che riguarda le posizioni delle donne. Con la scusa dello smart working non vorrei che lasciamo le donne a casa, e se non riparte con la scuola molte dovranno rinunciare al lavoro. L’auspicio è che più di ieri le donne siano chiamate a partecipare a questo processo di ricostruzione.”
Il direttore di Wall Street Italia Leopoldo Gasbarro, media partner del Festival ha invece affrontato con toni critici la gestione del governo della fase emergenziale e poi ha svolto una riflessione sulle priorità della ripartenza: “Raccontare le cose come stanno e ridare fiducia nel futuro alle persone. È importante fare in modo che le persone abbiano un orizzonte temporale davanti a loro per creare aspettative. Noi abbiamo dimostrato di saper uscite fuori dalle difficoltà. Ora dobbiamo segnare le nuove strade per uscire, indicare come se ne esce. Raccontiamo le storie belle, prendiamo spunto dalle cose buone, dalle migliori.” Come sempre il Festival dà voce anche alle aziende e al loro impegno attraverso azioni di responsabilità sociale d’impresa.
Emidio Mansi, responsabile marketing di Pasta Garofalo, ha evidenziato come la pandemia abbia fatto scoprire ai consumatori di tutto il mondo la pasta italiana come regina della cucina casalinga ma allo stesso tempo ha sottolineato l’esigenza che l’Italia sia sempre già pronta all’apertura e alla contaminazione .
Poi la parola è passata a Niko Romito, 3 stelle Michelin in questi mesi molto attivo nella riflessione e nel dibattito pubblico, soprattutto sui temi della sostenibilità e del potere del cibo da rimettere al centro della nostra vita dopo la pandemia. Lo chef abruzzese ha lanciato una sorta manifesto ideologico, intitolato #foodpower: “Condividere è un concetto che avevamo dimenticato, il lockdown ci ha insegnato a riscoprirlo. Questi mesi di riflessione sono stati utili per ridisegnare un nuovo percorso e per capire dove dobbiamo andare grazie ai valori ereditati. Da qui, dalla tradizione, dal recupero, dobbiamo essere in grado di riscrivere un nuovo paradigma della trasformazione del cibo che sia sostenibile, buono, salubre accessibile, Un linguaggio che si trasmetta attraverso la formazione in quelle che chiamo monasteri contemporanei.”
Al termine dell’evento gli ospiti hanno come ogni anno ricevuto la mascotte del Festival del Sarà, la Salvapecunia ideata dagli amici di Arago Design. La pecorella viene utilizzata per inserire e conservare idealmente le proposte per il futuro. La mise della pecorella scelta per la quinta edizione è stata black&white, per testimoniare la vicinanza del Festival al movimento #blacklivesmatter.
Formazione, sostenibilità, futuro europeo. Questo lascia in eredità il Festival del Sarà 2020. Parole chiave per un futuro possibile, oltre la crisi e la paura.








