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Con l’elettrico ci sarà la decrescita del 25% degli investimenti nel settore automotive in 10 anni | Lo scenario

Secondo quanto emerge dallo studio “La rivoluzione dell’automotive”, condotto da Federmanager e Aiee, in Italia, l’intera filiera dell’automotive è caratterizzata principalmente da aziende di piccole dimensioni e conta in totale 5.500 imprese che coinvolgono 274 mila addetti, con fatturato connesso è di 105,8 miliardi. L’auto elettrica avrà un effetto riduttivo sugli investimenti: si calcola un -25% in 10 anni dovuto al minor numero di componenti richieste, circa un sesto di quelle utilizzati dall’auto tradizionale (200 contro 1.200) e alla durata di vita più lunga dei macchinari di produzione dell’elettrico.

L’analisi si occupa delle ricadute sul sistema industriale italiano della transizione in corso nel settore auto, considerandone i quattro principali fattori: nuovi modelli di mobilità, guida autonoma, digitalizzazione ed elettrificazione. Federmanager esprime una visione critica rispetto alle decisioni della Comunità Europea sugli obiettivi di transizione energetica relativi al settore dell’automotive, a partire dagli obiettivi del pacchetto Fit for 55 (riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e stop alle immatricolazioni di auto a motore endotermico a partire dal 2035), e considerando la recente decisione di Bruxelles di fermare del tutto la produzione di auto a combustione termica a partire dal 2035.

«L’aver puntato in modo così determinato sull’elettrico» osserva Federmanager «farà perdere la posizione di leadership della componentistica italiana, principalmente a causa della forte riduzione del numero di componenti rispetto ai veicoli endotermici, lasciando al contempo un ruolo troppo importante ai produttori di batterie. È necessaria un’agenda di politica industriale imperniata sulla gradualità e che tenga conto degli effetti economici e occupazionali di una transizione troppo rapida e non governata. Confermando gli obiettivi di decarbonizzazione, i manager italiani devono essere al centro della rivoluzione in atto per delineare gli interventi più confacenti alle peculiarità del sistema produttivo italiano dell’auto».

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