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Federico Rampini (Corriere della Sera): «L’errore della Cina di appoggiare incondizionatamente Putin»

Sulla prima pagina del Corriere della Sera, Rampini analizza come la scelta strategica di Xi Jinping di appoggiare con «amicizia illimitata» Putin sia stata un errore.

“È iniziata la disfatta militare della Russia. Putin ha sbagliato a voler ricostituire la sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. La sua violazione della sovranità di altri Stati è la più grande minaccia della pace, la stabilità e la sicurezza dell’Eurasia”.

Queste affermazioni non susciterebbero sorpresa se non per l’autore: Gao Yusheng, ex ambasciatore cinese in Ucraina. Il sito dove era apparsa questa sua analisi ha dovuto cancellarla, ma nel frattempo aveva fatto il giro del mondo.

La critica implicita del diplomatico cinese al proprio presidente giunge – spiega Rampini – mentre a Pechino si moltiplicano i mormorii di malcontento che dalle alte sfere del partito comunista trapelano fino a raggiungere la stampa estera. Xi aveva promesso quest’anno un aumento del 5,5% del Pil e il sorpasso sulla velocità di crescita degli Stati Uniti.

Il Fondo monetario già taglia di oltre un punto questa previsione. Rispetto alle performance passate della Repubblica Popolare sarebbe un rallentamento “inquietante”. La guerra in Ucraina è un danno ulteriore, almeno nel breve periodo.

L’inflazione delle materie prime è una tassa pesante per la nazione che è la più grande consumatrice di energia del pianeta. L’economia cinese è stretta fra costi di produzione che salgono, fabbriche chiuse per lockdown, mercati di sbocco che si restringono per il rallentamento mondiale della crescita.

“Xi non aveva in mente questo scenario – prosegue Rampini -, quando il 4 febbraio scorso ricevette Putin a Pechino, ne cantò le lodi, proclamò un’alleanza sempre più stretta fra le due nazioni. Appena l’aggressione ebbe inizio la diplomazia cinese fece propria la teoria dell’accerchiamento: tutta colpa della Nato”.

Per tutelare gli interessi di Pechino, Xi avrebbe fatto meglio a usare il suo ascendente su Putin per dissuaderlo dall’attacco militare.

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