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Anthony Fauci (capo Niaid): «Solo con le vaccinazioni torneremo alla normalità»

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Le vaccinazioni ci faranno tornare alla normalità: più se ne fanno, prima la raggiungeremo. «Tutto si gioca sul fattore tempo». Lo dichiara Anthony Fauci, l’immunologo a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano.

Il consigliere medico capo del presidente Biden, che sarà protagonista della videointervista in programma venerdì 10 al Teatro Carignano di Torino per il Festival di Salute, afferma che «ora negli Usa e nel mondo la variante Delta è predominante: abbiamo lo sguardo rivolto anche alla Mu e alle sue mutazioni, ma rappresenta meno dello 0,5%».

«Speriamo di tenere la Delta sotto controllo, visto che i vaccini funzionano molto bene: il problema negli Usa è che, mentre una buona fetta di persone è stata vaccinata, 75 milioni di individui, che potrebbero esserlo, non lo sono», spiega in un’intervista alla Stampa.

«Quando anche queste persone saranno vaccinate, avremo una migliore gestione della situazione. Anche se» ammette «sono molto preoccupato riguardo i no-vax e scettici. Si tratta di contagi e di morti evitabili. C’è molta disinformazione, soprattutto nei social».

Quanto all’epidemia in autunno in Italia, «penso che siate nella stessa condizione degli Usa» dice Fauci. «È necessario vaccinare il maggior numero possibile di individui. Dobbiamo essere sicuri che in nazioni dove l’accessibilità ai vaccini è ampia, come in Italia, tutto proceda rapidamente. Se sarete veloci, in autunno si potrà tenere tutto sotto controllo».

Sarà necessaria una terza dose?

«È una buona idea. Abbiamo visto negli Usa, e in Israele, dove i programmi sono più avanzati, che dopo alcuni mesi l’efficacia dei vaccini diminuisce, sia nel caso di sintomi leggeri sia nel caso di quelli più gravi che necessitano di un ricovero. E questo soprattutto nel caso della variante Delta. Basandoci sui dati, prevediamo, entro settembre, di iniziare a distribuire negli Usa la terza dose di Pfizer, Moderna o Johnson&Johnson».

«L’Europa è un’area avanzata e l’Italia seguirà una linea simile a quella Usa» prosegue l’immunologo. «Se ci sarà un’alta percentuale di vaccinati, ci si avvicinerà gradualmente a una forma di normalità. Quando, invece, si guarda a nazioni più povere, dove l’accesso ai vaccini non è paragonabile al nostro, è chiaro che ci vorrà un periodo più lungo».

«Mi riferisco all’Africa e a una serie di nazioni in Asia e Sud America. È il motivo per cui ho enfatizzato le responsabilità dei Paesi più sviluppati perché aiutino quelli poveri a ricevere maggiori quantità di dosi. Dobbiamo controllare la pandemia non solo nelle nostre nazioni, ma in tutto il mondo». 

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