Su Repubblica Ezio Mauro mette in guardia dai rischi di una riforma costituzionale in senso presidenzialista.
Negli ultimi anni, osserva Mauro, è cresciuto un sentimento negativo diffuso, mimetizzato sotto la superficie generica e il giudizio sommario del populismo contro-politico che fa di ogni erba un fascio: è l’antiparlamentarismo, l’ultimo pregiudizio che si crede moderno mentre in realtà ricalca un vizio antico della democrazia italiana, confermando la sconnessione tra élite e popolo, classe dirigente e cittadini, rappresentanti e rappresentati come un elemento costante del nostro sistema, capace di attraversare epoche diverse riemergendo nei momenti decisivi come campanello d’allarme e segnale di crisi.
I giorni del Quirinale, mettendo in mostra la solennità impotente della procedura di elezione presidenziale con le Camere riunite in seduta comune insieme ai delegati regionali, hanno liberato infine l’ultimo grado di pregiudizio sulla funzionalità e l’efficienza della macchina parlamentare, con una condanna alla ghigliottina decisa dalla destra estrema: saltiamo il fosso del presidenzialismo, liberiamoci del bizantinismo dei percorsi costituzionali incentrati sul Parlamento, snelliamo la procedura della scelta suprema, tagliamo fuori le Camere e diamo al popolo il potere di scegliere il suo presidente.
Non è un delitto di lesa costituzione discutere di presidenzialismo: ma si tratta di discutere, appunto, in un dibattito consapevole, responsabile e trasparente che prenda in esame l’architettura del sistema e renda tutti coscienti dei meccanismi di garanzia, di controllo e di bilanciamento dei poteri che in questo caso dovrebbero comunque essere messi in campo per riequilibrare lo spostamento di baricentro delle nostre istituzioni. Una questione delicata, che non si può trattare come l’ultima lotteria popolare coi biglietti venduti al luna park dell’antiparlamentarismo.
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