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Evitiamo il far west dell’intelligenza artificiale | Lo scenario

Anche l’innovazione ha bisogno di regole. A sostenerlo è Umberto Bottesini, managing partner del fondo di venture capital BlackSheep, specializzato nell’investimento in società europee operanti nel campo dell’intelligenza artificiale, in difesa dell’azione del Garante della Privacy su ChatGpt. «In passato abbiamo permesso che l’innovazione tech fosse completamente deregolamentata. Internet e il web sarebbero dovuti diventare strumenti di democratizzazione dell’informazione e libertà personale; invece, è accaduto che l’assenza di norme in materia di acquisizione e gestione dei dati ha generato lo scenario opposto».

«L’innovazione», spiega in un’intervista a MF-Milano Finanza, «necessita sempre di quadri normativi etici». Il rischio principal è che possa verificarsi nuovamente quanto già accaduto in passato: «Il campo dell’AI rappresenta la seconda era del digitale, e come accaduto per il primo internet il rischio è di trovarci in un Far West in cui i giganti del tech possano conquistare i mercati sfruttando a proprio vantaggio l’assenza di regole condivise».

Questo costituisce, secondo il venture capitalist, «il peggiore degli scenari per operatori come noi: il nostro lavoro è investire in tecnologie emergenti, in società nuove che possano competere con i leader di mercato senza esserne penalizzate da regolamentazioni differenti che creino squilibri competitivi».

Qual è il ruolo dei regolatori europei in questo senso?

«L’Italia si è fatta apripista, ma dovrà essere l’Ue, con l’approvazione di una proposta di quadro giuridico sull’Ai, ad adottare discipline che poi diventino standard accettati a livello globale».

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