Con la cancellazione del reato di abuso d’ufficio “l’Italia assumerà una posizione di debolezza rispetto all’Ue, che invece chiede che la norma sia presente nei codici penali di tutti gli Stati anche soltanto in una forma destinata a sanzionare una fattispecie minore di illegalità da un punto di vista quantitativo pur di evitare che esistano ambiti di totale impunità”.
È quanto dichiara alla Stampa il giudice Eugenio Albamonte, ex presidente dell’Anm.
“Il governo ha introdotto nuove fattispecie criminali su questioni minori come i rave party o gli imbrattamenti dei muri – aggiunge – per ragioni di demagogia penalistica e poi invece si guarda bene dal rafforzare il sistema sanzionatorio, anzi lo indebolisce.
È un governo che si mostra forte con i deboli e debole con i forti, che combatte una presunta ribellione di marginalità sociale e vezzeggia i politici locali quando commettono reati”.
“C’è stata una pressione forte da parte degli amministratori locali – dice ancora – proprio all’insegna dello slogan della paura della firma ma gli amministratori locali non dovrebbero avere alcuna paura se agiscono sapendo di rientrare nei parametri della legalità.
Non dovrebbero temere la mera iscrizione nel registro degli indagati perché altrimenti cosa dovrebbero fare medici, giornalisti e magistrati, vale a dire tutte le categorie ad alto tasso di esposizione a denunce?”.
La cancellazione di oltre tremila condanne definitive “mi sembra un dato verosimile.
Si tratta di fattispecie rilevanti con abusi che risulteranno privi di ogni sanzione anche quando sia accertata la responsabilità penale.
Non mi sembra un grande segnale nei confronti dell’opinione pubblica”.
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