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Ecco perché con Riparte l’Italia torna centrale la funzione dei corpi intermedi

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Quando sabato scorso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel video-messaggio di saluto rivolto ai partecipanti dell’iniziativa promossa a Bologna dall’osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia ha affermato “Vi siete posti l’obiettivo di offrire un contributo, di indicare delle direttrici per migliorare la nostra vita collettiva, “oltre l’emergenza”… penso che queste iniziative siano necessarie per dare vita a stimoli e impulsi di cui abbiamo bisogno per ripartire insieme… sono certo scaturiranno idee, proposte, opinioni spunti di riflessione certamente preziosi anche per il nostro lavoro nell’interesse del Paese, dei cittadini, delle imprese” ha di fatto segnato implicitamente la fine di un ciclo della politica italiana.

Un periodo in cui la classe dirigente al governo dell’Italia ha ritenuto di essere sufficiente a se stessa. Convinta che nel rapporto diretto con il popolo, quotidianamente sondato sui social e periodicamente chiamato ad esprimersi con voti diretti su piattaforme digitali proprietarie, ci fosse la legittimazione unica per la costruzione delle proprie scelte politiche. Questo modello di relazione diretto fra potere e opinione pubblica ha annichilito forze intermedie che per un lungo periodo della vita repubblicana hanno svolto un ruolo di dialogo e interlocuzione con il potere pro-tempore. Un ruolo spesso decisivo per definire piattaforme di contenuti, frutto di analisi, studio e selezione di proposte, utili all’esecutivo e al legislatore per orientare le proprie scelte.

La competenza “professorale” in questa ultima stagione politica è stata rappresentata come un nemico del bene pubblico. Oggi probabilmente torna di nuovo utile e legittimata. Certamente questo frangente della Storia ha dimostrato che la scelta politica senza una solida competenza scientifica alla base è mero atto di superstizione. La competenza, frutto di studio, esperienza, amore per il dubbio, assolve al compito di abbassare il rischio dell’errore conseguente alla decisione politica. Il decisore lungimirante ha il dovere di accogliere nel suo foro interno le voci più autorevoli, anche se contrastanti fra loro, a sua disposizione per poter poi scegliere al meglio dove indirizzare la forza della sua volontà politica.

Ecco, l’intuizione dell’osservatorio Riparte L’Italia è stata appunto quella di comprendere come con la pandemia un paradigma politico e sociale era destinato a modificarsi repentinamente, con la conseguente chiusura di una stagione dove il “consiglio esperto” era ritenuto inutile. La politica ha di nuovo bisogno, invece, di sponde solide dove a volte appoggiarsi per proseguire il percorso decisionale. Sponde erette su anni di studio, di appassionata ricerca, di analitico approfondimento. L’osservatorio offre una piattaforma dove la classe dirigente intermedia del Paese costituita da civil servant, imprenditori, analisti, esperti non è obbligata ad esprimere concetti con il fine ultimo del consenso, ma può riflettere e ragionare a voce alta, consapevole che la propria riflessione non resterà mero esercizio di stile, ma potenziale elemento di analisi al servizio del potere.

Nella stanza del decisore torna dunque il consigliere competente, che come ha suggerito Antonio Funiciello, nel suo ultimo e illuminante libro “Il Metodo Machiavelli” è in ultima istanza il depositario dell’interesse del popolo, colui che ha l’ultima opportunità di esercitare il potere di dire una “verità competente” al Principe prima che egli decida. 

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