Gianluca Di Feo su Repubblica rilancia l’importanza fondamentale delle intercettazioni nella lotta all’illegalità: “Il potere dei vecchi padrini siciliani e le ambizioni dei nuovi boss cosmopoliti – scrive l’editorialista – hanno le stesse radici, che affondano in una sterminata zona grigia popolata di imprenditori, professionisti, pubblici funzionari, politici collusi.
Sono glocal, con gli artigli piantati sul territorio e le menti rivolte al mondo. Ecco, bisogna tenere a mente questo scenario per entrare nell’ultimo dibattito sulle intercettazioni, nato dai piani del governo Meloni.
‘Sono assolutamente indispensabili nella lotta alla mafia, quello che va cambiato è l’abuso che se ne fa per reati minori’, ha ribadito ieri il guardasigilli Carlo Nordio, sintetizzando il mantra che anima i disegni di riforma di una destra in costante oscillazione tra garantismo e giustizialismo.
Il diavolo si nasconde nei dettagli e l’insidia è tutta nella definizione di quei ‘reati minori’, tra i quali spesso nei discorsi della maggioranza vengono inclusi la corruzione o il traffico di influenze, un crimine che appare vago ma che coincide con i comportamenti del Qatargate che ha portato le tangenti nel Parlamento Ue.
Anzitutto – sottolinea – è aberrante considerare ‘minore’ la corruzione: è un reato gravissimo, in assoluto e particolarmente nel momento in cui il futuro del Paese è affidato alla pioggia di miliardi del Pnrr, la tavola più ghiotta per chi è abituato a banchettare con i quattrini delle emergenze.
E senza le intercettazioni, le indagini sulla corruzione diventeranno impossibili: sarà di fatto depenalizzata, perché le bustarelle non verranno mai scoperte.
Se poi entriamo nel merito della criminalità organizzata, allora bisogna aprire gli occhi sulla maglia di collusioni che permette a Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta di prosperare.
Qualsiasi magistrato o investigatore con una minima esperienza – conclude – sa che le mafie sono strutture invisibili e per metterle a nudo si ricorre a campanelli di allarme, chiamati ‘reati spia’”.
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