L’attuale maggioranza – scrive sul Messaggero Luca Diotallevi – ha rimesso in primo piano quattro urgenze.
E ha il merito di averle messe sul tavolo simultaneamente, almeno di fatto collegando ciascuna alle altre: l’elezione diretta del capo dell’esecutivo con una maggioranza che solo un nuovo voto può cambiare; la divisione delle funzioni e delle carriere tra i giudici e pubblici ministeri, ovvero tra chi giudica e chi accusa; l’autonomia differenziata; l’ammodernamento e potenziamento della Difesa, come richiesto in modo finalmente esplicito e motivato dal ministro competente e dai vertici delle Forze Armate.
Ciascuno di questi temi è presente sul tavolo da decenni, alcuni dagli anni ’50.
Non pochi politici tentarono di affrontarli: alcuni bene altri meno.
Gli uni e gli altri furono sconfitti da un conservatorismo istituzionale che sabota la Costituzione nel modo più ipocrita: accampando la scusa di difenderla.
Alla proposta di quattro riforme istituzionali una parte di opinione pubblica reagisce affermando che prioritari sono semmai la protezione dei salari o la questione della sanità, l’emergenza climatica o lo stato delle scuole e dell’università.
Se però al governo nazionale non viene data maggiore stabilità e certezza di competenze, e agli elettori (che sono anche i contribuenti) non viene dato un modo per punire o premiare con certezza chi ha governato e chi si propone come alternativa, quelle preoccupazioni) apparentemente più concrete non vengono corrisposte, ma solo blandite, tradite ed irrise.
I quattro temi posti oggi da maggioranza e governo non sono “di destra” né “di sinistra” e per convincersene basta guardare a come vanno le cose ovunque al di là delle Alpi.
Quei quattro temi possono diventare “di destra” se la sinistra fugge.
Allora, però, il problema è la sinistra: una sinistra sempre più conservatrice (massimalista solo a parole e nei look) e sempre meno riformista.
Quando il nostro computer non funziona o il cellulare si “impalla” e chiediamo aiuto, spesso ci sentiamo dire: “ma hai fatto l’aggiornamento del sistema?” Beh, sono una settantina d’anni che non scarichiamo gli aggiornamenti del nostro sistema politico.
Sarà ora di farlo?
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