Veronica De Romanis sulla Stampa parla dei rischi della riforma del Patto di Stabilità e Crescita. “Tra le numerose criticità – scrive l’editorialista – vale la pena elencare la poca trasparenza nei processi di valutazione sulla sostenibilità del debito, la mancanza di flessibilità nei piani di correzione delle finanze pubbliche, la scarsa considerazione del ruolo del ciclo economico, l’accresciuto potere delle Commissione e, infine, il ricorso a sanzioni reputazionali.
C’è, tuttavia, un aspetto di cui si è parlato ancora poco sebbene – forse – rappresenti la maggiore criticità.
La proposta prevede che i Paesi vengano suddivisi in tre categorie di rischio – alto, medio e basso – in base al livello del debito in rapporto al Prodotto interno lordo.
Nella categoria ad alto rischio entrerebbero sicuramente l’Italia (147% del Pil) e la Grecia (177%). Una prima considerazione attiene al programma di Quantitative easing (Qe) della Banca centrale europea (Bce).
Ad oggi – prosegue De Romanis – include i titoli della totalità degli Stati membri. In presenza delle categorie di rischio, potrà la Bce continuare ad acquistarli tutti indistintamente? Una seconda fonte di preoccupazione riguarda la regolamentazione bancaria.
Attualmente i titoli di Stato detenuti dalle banche vengono considerati uguali in termini di rischiosità, ai fini della ponderazione sul capitale.
Una volta ottenuto il bollino rosso, la ricaduta sul sistema bancario, in particolare quello italiano, sarebbe immediata.
Infine, anche la capacità della Bce di intervenire attraverso il suo nuovo strumento, il Transmission Protection Instrument (Tpi) potrebbe essere messa a repentaglio.
Non è detto che tutti questi effetti negativi si verifichino. Ma il rischio non può essere sottovalutato. Certo, il debito italiano è troppo elevato e deve ridursi nel tempo.
Non è un percorso facile, ma sicuramente fattibile: altri l’hanno compiuto. Se, però – conclude – si è bollati sin dall’inizio come perdenti, perché definiti ‘ad alto rischio di sostenibilità’, allora è chiaro che la strada non può che essere in salita”.
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