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Ecco gli obiettivi politici dietro lo schieramento dei panzer | L’analisi

“Il patto dei panzer che Washington e Berlino si preparano ad annunciare ha soprattutto obiettivi politici”.

Così Gianluca Di Feo su Repubblica spiegando che “il no tedesco alla consegna dei Leopard 2 ha rischiato di aprire una frattura nell’alleanza che sostiene militarmente la resistenza ucraina, tale da separare i Paesi dell’Europa orientale dal resto della coalizione.

Ma la Casa Bianca non può permettere che i governi che si sentono più minacciati dalla Russia perdano fiducia nello scudo della Nato o – ancora peggio – decidano linee di azione autonome sul conflitto, seguendo Londra e Varsavia lungo sentieri di guerra più temerari con il rischio di inasprire ulteriormente il confronto con Mosca.

L’invio di carri armati diventerà così il minimo comune denominatore tra i partner occidentali dell’Ucraina.

Queste forze – scrive l’editorialista – permetteranno di capovolgere la tattica del logoramento con cui i russi cercano di sfiancare l’esercito ucraino, con il fuoco dei cannoni e gli assalti della fanteria ripetuti ogni giorno lungo l’intera linea del fronte: uno stillicidio di raid e bombardamenti, senza ottenere successi significativi ma causando perdite costanti di uomini e mezzi.

Invece i tank occidentali restituiranno al comando di Zelensky gli strumenti per ripetere quella guerra di movimento, con offensive corazzate e rapide avanzate di reparti meccanizzati, che ha permesso le travolgenti vittorie della scorsa estate. Il Cremlino non resterà a guardare.

I tank innalzano ulteriormente il livello del coinvolgimento occidentale, perché oltre ai mezzi l’Alleanza atlantica dovrà fornire l’addestramento e garantire la manutenzione: gli ucraini non sono in grado di gestire le riparazioni di oltre trenta modelli diversi di veicoli corazzati sofisticati.

Il pericolo di escalation, per scelta deliberata o per un incidente – conclude Di Feo – è costante: ogni giorno aerei e navi si fronteggiano dall’Artico al Mediterraneo. E l’orologio dell’Apocalisse – l’indicatore simbolico che segnala il rischio di scontro nucleare – non è mai stato così vicino all’ora più buia”.

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