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Domenico Siniscalco (vice presidente Morgan Stanley Europe): «Sarebbe paradossale non utilizzare le risorse del Recovery Fund»

Non vede il rischio, il vice presidente di Morgan Stanley Europe ed ex ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco.

La speculazione dei mercati sui titoli di Stato italiani, in caso di utilizzo dei prestiti del Recovery Fund e dell’eventuale ricorso a quelli del Mes, è un’ipotesi che Siniscalco – intervistato da Milano Finanza – accantona.

“Io – dice – la vedo al contrario. Sarebbe paradossale non utilizzare quei fondi. Anzi, mi sembra che l’utilizzo sia scontato da parte dei mercati”.

“E lo stesso vale per l’aumento della quota di fondi concessi a debito all’interno del Recovery. Il tema vero del debito – sottolinea – è la sostenibilità ovvero la capacità di ripagarlo”.

“Anche se la quota di prestiti del Recovery grava sul debito pubblico, risolve comunque il problema dell’accesso al mercato perché è garantito da un’emittente con rating AAA, come l’Europa”.

“Il resto è un impatto principalmente contabile ma non sostanziale. E anche le limature nelle quote non cambiano le cose. Ricordiamo che il vero elemento importante è il finanziamento tramite emissioni europee”.

Non spaventa nemmeno l’irrigidimento sulla governance del fondo.
“Tutto sommato – risponde Siniscalco – che si controlli come i soldi siano spesi è normale, anche perché si tratta di finanziamenti ingenti”.

“Un meccanismo di controllo assegnato agli organi governativi, invece che a strutture più tecniche come la Commissione, è una soluzione più politica, ma il problema vero non è questo”.

“Il problema è che un singolo Paese o un piccolissimo gruppo di Paesi possano pensare di mettere un veto a provvedimenti che interessano popolazioni molto più ampie”.

“Bisogna far transitare il sistema verso un regime di maggioranza qualificata. Il dibattito a cui abbiamo assistito in questi giorni è figlio della necessità di deliberare all’unanimità su temi come il bilancio europeo”.

Secondo Siniscalco, la rimodulazione di entità tra sussidi e prestiti non è poi così importante: “L’Europa pensi piuttosto ad abbandonare il modello dell’assemblea di condominio e a rafforzare le proprie istituzioni”.

“Perché, se dietro c’è un’Europa forte, i debiti nazionali non rappresentano un problema, anche se aumenta la quota di prestiti nel Recovery Fund, o si ricorre al Mes”.

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