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Domenico De Masi (sociologo): «Senza i dati quotidiani sulla pandemia perdiamo la possibilità di giudizio»

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I dati sulla diffusione del contagio del Covid vanno comunicati giorno per giorno ad un orario fisso dalla televisione di Stato. Ne è certo il sociologo Domenico De Masi secondo il quale “ogni volta che si sottraggono i dati si ritorna al Seicento,  si ritorna a prima dell’Illuminismo”. Parlando con l’AdnKronos, infatti, il sociologo afferma che “abbiamo un problema, la pandemia. Abbiamo i dati e i mezzi per comunicarli. La televisione di Stato, tutte le sere ad un’ora precisa, deve comunicare i dati. Deve essere un appuntamento dal quale inizia ogni commento”.       

“Invece della serie dei quiz che si fanno sulla rete ammiraglia della Rai – aggiunge il sociologo – prima e dopo il telegiornale si dovrebbero dare una finestra con i dati. Oppure la si dovrebbe fornire nel telegiornale, oppure ancora ad un orario fisso come aveva fatto Conte nel suo secondo governo. E noi, allora, sapevamo qual era lo stato di fatto del problema più assillante, cioè la pandemia”.       

I dati, riflette De Masi, “sono fondamentali, sono la radice di ogni possibile giudizio. Per farmi un giudizio sulla situazione attuale ho bisogno dei dati. Per cui, ogni volta che sottraggono i dati, si torna indietro all’Illuminismo, si ritorna al Seicento. Non posso avere un giudizio su un fenomeno se non ho i dati. Questo ce l’hanno insegnato i padri positivisti dell’Ottocento.

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