“Pensavamo che il risveglio dell’economia arrivasse a fine giugno, già adesso vediamo una confortante ripresa. Il prezzo del petrolio attorno ai 40 dollari al barile è un indicatore. Un livello che però fa seguito ai minimi da 19 dollari. Non sbagliavamo quando nel 2014 decidemmo di cambiare strategia puntando ad attutire il più possibile gli effetti della volatilità, del su e giù dei prezzi. Perché, vede, l’energia per un Paese come il nostro ma anche per l’Europa è al cuore dell’economia”.
E’ l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ad affermarlo in una intervista al ‘Corriere della sera’. Eppure non se ne parla. In Italia il dibattito è sulle infrastrutture, sul digitale.
“È anche normale, sono quegli investimenti – spiega Descalzi – che aiutano la ripresa. Ma hanno bisogno di energia, in grande quantità, a costi competitivi e rispettando l’ambiente, anzi puntando al suo miglioramento”.
Come Eni “siamo gli unici ad aver avviato una trasformazione così radicale. E possiamo farlo perché abbiamo iniziato nel 2014 quando nel discorso di Natale ai dipendenti lanciai la prima onda di cambiamento sulle tematiche verdi che è significato 4 miliardi di investimenti negli ultimi sei anni”, sottolinea Descalzi.
Puntando anche sui rifiuti: ”Nel 2015 abbiamo immaginato che in un Paese che non produce risorse primarie sarebbe stato un plus trasformare i rifiuti urbani in olio combustibile decarbonizzato, in biocarburante. Come pure le plastiche, polimeri complessi, in idrogeno o metanolo. Se ci apprestiamo ad avere impianti per assorbire rifiuti organici di 6 milioni di persone trasformandoli è perché abbiamo anticipato i cambiamenti. Si tratta di fornire prodotti come il biometano decarbonizzato che arriva dai biogas dell’agricoltura, e poi tutta la parte di biomasse digitali, grassi animali invece del petrolio. E adesso cambiamo ancora. Se vogliamo come ci siamo impegnati a tagliare dell’80% le emissioni assolute nette entro il 2050, abbiamo bisogno di un vestito diverso”.
Così ”ricerca ed esplorazione rimarranno, ma dal 2025 la produzione diminuirà progressivamente, con una incidenza sempre maggiore del gas naturale, la più pulita delle fonti fossili, e sempre minore del petrolio. Per questo abbiamo costituito due divisioni: la prima, natural resources , si occuperà di rendere sempre più sostenibile il portafoglio di gas e petrolio, dell’efficienza energetica e delle tecnologie per la cattura e rimozione della C02. La seconda: energy evolution, che sarà quella più vicina ai clienti, la rete che si occuperà di trasformazione e vendita di prodotti sempre più bio, blu e green. Prodotti per un mercato europeo e mondiale ma anche destinati a rendere l’Italia sempre più autonoma e indipendente dall’estero”.
E in questa nuova fase i dipendenti saranno in prima fila dato che ”sono le competenze, i saperi, le conoscenze attuali e da creare, in poche parole le persone che fanno l’Eni. Sono loro che hanno reso possibile il cambiamento. E noi non vogliamo rinunciarci”.








