“Se l’impennata dell’inflazione dovesse prolungarsi oltre l’estate ci sarà da aspettarsi un autunno caldo sul fronte delle retribuzioni. L’Italia soffre già di livelli salariali bassi, le famiglie italiane non hanno molti margini per resistere a lungo”.
Lo sostiene in una intervista Maurizio Del Conte, economista e professore alla Bocconi parlando già dell’aumento dell’inflazione. Del Conte spera che la situazione non precipiti come negli anni Settanta “ma per fugare quello scenario occorre non ripetere gli errori del passato e affrontare subito la questione salariale, prima che la situazione vada fuori controllo”. Secondo l’economista bisogna agire sui contratti di lavoro.
“Molti sono stati rinnovati da poco – evidenzia – in un contesto macro-economico in cui l’inflazione tendenziale era sotto il 2%. In questo momento siamo attorno al 5% e non sappiamo come lo scenario evolverà nei prossimi mesi. È chiaro che il cambiamento di contesto richiederà un cambio di approccio nella gestione delle dinamiche retributive”.
E propone una soluzione: “Non si devono ascoltare le sirene nostalgiche della scala mobile che non farebbe altro che innescare una pericolosa spirale inflattiva – sottolinea -. Penso che il governo dovrebbe chiamare alla responsabilità le parti sociali. Serve un nuovo patto sociale, recuperando lo spirito del 1993, quando il presidente Ciampi firmò il patto con sindacati e associazioni datoriali che ci consentì di entrare nell’unione monetaria”.
Sul taglio del costo del lavoro aggiunge: “Resta una priorità per rendere competitive le imprese – precisa -. È una politica comprensibile nell’immediato. Se destinassimo quelle risorse a tagliare le tasse sul lavoro daremmo una spinta concreta alle imprese e ai redditi delle famiglie”.








