La politica italiana è ancora immersa in un clima di «incertezza e aleatorietà». Lo sottolinea Mario Deaglio, che evidenzia come i dati positivi sull’economia non devono distrarci. Evidenzia come «anche ammettendo che i rapporti tra i partiti della maggioranza di governo rimangano stabili, il nostro futuro è avvolto in una sorta di nebbia dalla quale cerchiamo di uscire con l’aiuto di un faro: Questo faro è il Pnrr».
«Il Pnrr durerà fino al 2026 e nel solo 2022 si dovranno raggiungere un centinaio di obiettivi – in buona parte nel settore pubblico – all’incirca due alla settimana, che dovranno essere monitorati, realizzati, controllati e verificati perché l’Europa proceda al pagamento delle enormi somme promesse. Per riuscirci» sottolinea «il piano include due “riforme orizzontali”: dell’amministrazione pubblica e della giustizia, che dovranno sostanzialmente cambiare non solo le procedure ma anche la cultura di queste due grandi componenti dell’italianità mediante innovazioni legislative, in parte già in via di completamento, che dovranno portarci al livello del resto d’Europa per quanto riguarda l’efficienza dell’azione pubblica».
«Alla base di entrambe c’è la semplificazione e la razionalizzazione delle leggi in vigore, a cominciare da quelle che regolano i contratti pubblici. I tempi biblici per la realizzazione delle opere pubbliche, costellati di ricorsi delle imprese che non vincono gli appalti, devono sparire subito», scrive su La Stampa. «Altrimenti, non cambia nulla. Viene spontaneo di chiederci se ce la faremo; e altrettanto spontaneo di scuotere la testa dubbiosi».
«La storia italiana è però piena di successi, dallo sport all’economia, sulla cui realizzazione era diffuso il pessimismo. E bisogna provarci anche perché non esistono vere alternative. Il Pnrr è una premessa indispensabile ma non una bacchetta magica. Cancellerà una buona parte di errori e debolezze del passato, ma il motore dello sviluppo si realizzerà soltanto se gli italiani, soprattutto i giovani italiani, ci crederanno davvero, se inventeranno e rischieranno. E» conclude l’editorialista «se i politici smorzeranno polemiche largamente superflue, anzi dannose».
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