«Il settore privato darà il suo contributo per ammodernare le infrastrutture ma va assicurata una uniformità dei canoni fra i diversi scali e una nostra maggiore rappresentanza nella governance». Lo afferma il neopresidente di Uniport (l’associazione che rappresenta i terminalisti e le imprese portuali) Legora De Feo. «I fondi del Pnrr per il comparto portuale vanno spesi ma non con investimenti a pioggia».
«Noi come imprese affrontiamo la crescita dei prezzi, dei canoni difformi fra porto e porto e un calo dell’export che riduce il traffico», dice in un’intervista con l’ANSA. «Dialoghiamo, come di dovere, con il governo» che ha compreso l’importanza strategica del comparto ma guardando poi «all’effettiva attuazione delle norme e provvedimenti». Centrale, spiega, è un maggior coinvolgimento del settore privato nei piani delle autorità portuali sul fronte della governance per mettere fin a una visione dirigistica.
«E regole, anche sugli investimenti, uguali fra loro. Non è possibile avere 16 autorità portuali che agiscono come 16 repubbliche autonome. Se investo a Napoli milioni di euro sulle gru non ho dei benefici sul canone mentre in altri porti sì». Indispensabile poi è l’ultimo miglio ferroviario e in generale una maggiore presenza del ferro al Sud. «Napoli, Bari e Gioia non lo sono e assistiamo al traffico di migliaia di camion con un impatto ambientale enorme. Così facendo rischiamo di non raggiungere gli obiettivi di emissioni fissati dalla Ue» ha concluso.








