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Dall’integrazione economica al rilancio industriale: ecco i rapporti Letta e Draghi | L’analisi

I rapporti degli ex premier italiani Enrico Letta e Mario Draghi sono i due pilastri dell’agenda economica dell’Unione europea per il ciclo politico 2024-2029. Quello di Letta è stato commissionato dal Consiglio e presentato ai leader Ue nel 2024 ed è dedicato al mercato unico. Quello di Mario Draghi è stato richiesto dalla Commissione, presentato a settembre 2024, e riguarda la competitività economica.

IL RAPPORTO LETTA

  • MERCATO UNICO INCOMPLETO. È la base di partenza del lavoro dell’ex presidente del Consiglio e il responso è già nel titolo, ‘Molto di più di un mercato’. L’idea di fondo è che il mercato unico è la principale forza dell’integrazione europea, ma resta incompleto e inadatto alla competizione globale a causa della frammentazione normativa tra Stati membri, di imprese troppo piccole rispetto a quelle Usa e Cina. Con ostacoli alla crescita anche a causa di servizi, energia, finanza e telecomunicazioni dal carattere fortemente nazionale.
  • UNIONE DI RISPARMI E DEGLI INVESTIMENTI. Il rapporto Letta, 146 pagine, invita a completare il mercato unico nei settori strategici (energia, difesa, digitale, finanza), a creare una Unione dei risparmi e degli investimenti per mobilitare il risparmio privato europeo, a semplificare regole e burocrazia e a rafforzare la politica industriale europea.
  • IL 28° REGIME PER LE IMPRESE. Forte enfasi viene data alla ‘quinta libertà’: quella cioè di ricerca, innovazione e conoscenza, da affiancare alla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. Uno dei ‘cavalli di battaglia’ del rapporto è l’urgenza di creare un 28° regime per le imprese, che consenta loro di liberare appieno le proprie potenzialità nel mercato unico. Il mercato unico andrà poi usato per finanziare: transizione verde, digitale, sicurezza, difesa e allargamento dell’Unione europea.

IL RAPPORTO DRAGHI

  • L’UE A UN PASSO DAL DECLINO. ‘Il futuro della competitività europea’ si basa sull’idea di fondo che l’Europa affronta un rischio di declino economico strutturale rispetto a Stati Uniti e Cina. Ha una crescita della produttività molto inferiore agli Usa, un ritardo nelle tecnologie avanzate, un eccesso di regolazione, un’energia più costosa e investimenti insufficienti. Per Draghi l’Ue è a un “punto di rottura” da affrontare agendo con rapidità.
  • RILANCIO INDUSTRIALE E INVESTIMENTI. Draghi individua tre priorità strategiche: colmare il gap tecnologico, decarbonizzare senza deindustrializzare, e rafforzare sicurezza economica e difesa. Invita ad avere una forte politica industriale europea, a realizzare investimenti comuni su larga scala, sostenere le industrie strategiche, puntare su un mercato dei capitali europeo integrato riducendo la frammentazione normativa.
  • NUOVO DEBITO COMUNE. Per Draghi l’Ue deve aumentare fortemente gli investimenti pubblici e privati per sostenere innovazione, transizione energetica e difesa. Servono investimenti fino a 750-800 miliardi di euro l’anno e la soluzione è continuare ad emettere strumenti di debito comune, come il Next Generation Eu.

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