In uno scenario basato su ipotesi negative, anche se non estreme, in merito all’evoluzione dell’epidemia, all’entità del calo del commercio mondiale e all’intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, il Pil potrebbe ridursi del 13% quest’anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta.
Lo ha detto nel corso delle considerazioni finali il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha tracciato il quadro delle conseguenze economiche della pandemia da coronavirus a livello nazionale e internazionale e ha indicato la strada per recuperare la via della crescita, considerando la situazione eccezionale che stiamo vivendo come opportunità.
La crisi attuale “è senza precedenti nella storia recente e mette a dura prova l’organizzazione e la tenuta dell’economia e della società”.
Per l’Italia, nello scenario di base, la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9%, superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013; il calo si concentrerebbe nei primi due trimestri dell’anno, con un parziale recupero a partire dall’estate. La recessione avrà “significative ripercussioni sul mercato del lavoro”.
Rispetto ad altri paesi gli effetti sull’occupazione “sono contenuti in Italia dalla sospensione dei licenziamenti e dall’ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni, che ha finora coinvolto circa sette milioni di lavoratori, quasi la meta’ dell’occupazione privata alle dipendenze”.
La partecipazione al mercato del lavoro è caduta di quasi 300.000 unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilita’ e alle attività produttive che persistono in alcuni settori.
In queste condizioni il tasso di disoccupazione (sceso in marzo all’8,4%, quasi un punto in meno rispetto a febbraio) restituisce un’immagine molto attenuata del reale impatto dell’epidemia.
A subire le conseguenze maggiori sono soprattutto i giovani he per la prima volta si affacciano sul mercato del lavoro, chi è abitualmente impegnato in attività stagionali, con contratti a tempo determinato o di apprendistato. Il calo dell’attività produttiva colpisce con maggiore intensità le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi e il lavoro irregolare, ancora troppo diffuso nel nostro paese.
Nell’affrontare l’emergenza coronavirus “il governo italiano si e’ mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacita’ di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese”.
Tra marzo e maggio sono state varate misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest’anno di circa 75 miliardi, il 4,5% del Pil.
Nel breve periodo gli ammortizzatori sociali contrastano l’impoverimento di ampi strati della popolazione e l’allargamento delle differenze economiche, accresciuti dalla maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori piu’ colpiti.
“Limiti nella disponibilità di attività finanziarie liquide tra i nuclei familiari con i redditi più bassi -ha sottolineato- possono amplificare le conseguenze dello shock, determinando un aumento significativo del numero di famiglie che non riescono a mantenere standard di vita accettabili”.
Quanto ai conti pubblici, la sostenibilità del debito “non è in discussione, ma il suo elevato livello in rapporto al prodotto e’ alimentato dal basso potenziale di crescita del Paese e al tempo stesso ne frena l’aumento”.
Anche per questo sara’ “essenziale” mettere bene a frutto le risorse mobilitate per superare le difficoltà più gravi, predisporre, da subito, le condizioni per il recupero di quanto si e’ perso, usare bene il progresso tecnologico per tornare a uno sviluppo più equilibrato e sostenibile, che generi occupazione e consenta anche di ridurre, con la necessaria gradualità ma senza timori, il peso del debito pubblico sull’economia”.
Per riportare la dinamica del prodotto intorno all’1,5% -il valore medio annuo registrato nei dieci anni precedenti la crisi finanziaria globale- servirà un incremento medio della produttività del lavoro di poco meno di un punto percentuale all’anno. Questo obiettivo richiede un forte aumento dell’accumulazione di capitale, fisico e immateriale, e una crescita dell’efficienza produttiva non dissimile da quella osservata negli altri principali paesi europei.
“Conseguirlo -ha messo in evidenza Visco- presuppone comunque una rottura rispetto all’esperienza storica più recente, richiede che vengano sciolti quei nodi strutturali che per troppo tempo non siamo stati capaci di allentare e che hanno assunto un peso crescente nel nuovo contesto tecnologico e di integrazione internazionale”.
Nonostante le “profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti” il governatore ha messo l’accento sulle opportunità che “in prospettiva non mancano” e che “il Paese ha i mezzi per cogliere”.
Il “lascito pesante” che le misure del governo avranno sulle finanze pubbliche “impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi”.
Secondo Visco “l’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacita’ di crescere che si è da troppo tempo appannata”.
Lo sconvolgimento causato dalla pandemia ha natura diversa da quello di una guerra mondiale, alla quale pure e’ stata molte volte accostata, ed e’ “arduo confrontarne gli effetti”.
Per questo, secondo Visco, “possiamo partire però da un pensiero maturato proprio immaginando come si sarebbe potuto gestire una grande guerra. Ottant’anni fa John Maynard Keynes scriveva: “la migliore garanzia di una conclusione rapida e’ un piano che consenta di resistere a lungo a’ un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali” – verrebbe da dire, come quelli di questi nostri giorni – “non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze”.
Con il dissiparsi della pandemia di coronavirus “potremo ritrovarci in un mondo diverso”, segnato da “livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica”. Bisogna agire adesso con le riforme. Serve un “profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga anche conto del rinnovamento del sistema di protezione sociale, deve porsi l’obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi”.
“Il livello delle entrate fiscali e’ sostanzialmente allineato alla media degli altri paesi, pur se è più elevato il cuneo fiscale sul lavoro. Cio’ che soprattutto ci differenzia dalle altre economie avanzate e’ l’incidenza dell’economia sommersa e dell’evasione, che si traduce in una pressione fiscale effettiva troppo elevata per quanti rispettano pienamente le regole”.
“Le ingiustizie e i profondi effetti distorsivi che ne derivano si riverberano sulla capacita’ di crescere e di innovare delle imprese; generano rendite a scapito dell’efficienza del sistema produttivo”.
Il governatore ha concluso le considerazioni con un messaggio di speranza. Dopo aver ringraziato gli operatori sanitari e aver espresso un pensiero per le vittime da coronavirus ha ricordato come in questo periodo “da più parti si dice: insieme ce la faremo”.
“Lo diciamo anche noi: ma purché non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano”, ha precisato il governatore.
“Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere”, ha continuato Visco sottolineando che “molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza”.








