Lo afferma il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e membro del Comitato tecnico scientifico. Secondo Locatelli in Lombardia “il virus ha circolato in modo più massiccio, sicuramente da diverse settimane prima della scoperta del paziente di Codogno. Difficile dirlo, ma sicuramente almeno da gennaio, ma sono valutazioni fatte a posteriori. Se ci sarà una seconda ondata, sapremo farci trovare pronti. L’antinfiammatorio che ha come principio attivo il desametasone steroideo, secondo una ricerca di Oxford ha dato buoni risultati sui casi più gravi, sarà un’arma in più”.
“L’importante – ha sottolineato il Professore a Il Messaggero – ora è non compromettere i risultati che il comportamento ammirevole degli italiani ci ha consentito di raggiungere. Gli ultimi dati indubitabilmente vanno nella direzione auspicata: una continua flessione della curva epidemica. La maggior parte delle regioni ha un numero di nuovi casi sotto a dieci, evidentemente le riaperture non hanno portato fuori controllo la diffusione della contagiosità. Questo è importante, deve essere una incentivazione a mantenere comportamenti responsabili”.
Sulla Lombardia ha argomentato. “Me lo spiego in due modi: la Lombardia è la regione in cui il virus ha avuto la maggiore diffusione, ma è anche un territorio con una densità di popolazione marcatamente elevata. Un italiano su sei abita in Lombardia. E tra i nuovi positivi molti non sono sintomatici, ma soggetti che sono risultati positivi al test sierologico e per questo sottoposti al tampone”.
Sugli spostamenti dei lombardi in altre regioni. “Non credo che il virus viaggi. I numeri sono bassi, in ombardia oggi ci sono 143 nuovi casi positivi, la flessione prosegue. Lunedì la percentuale di positivi sui tamponi effettuati era del 3,9 per cento, oggi siamo al 2”.








