Secondo il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, Mario Draghi potrebbe marcare una forte discontinuità con il passato attraverso il tratto della non mediazione. «La vera sfida politica di Draghi – spiega Cerasa – sarà dimostrare di essere più un risolutore che un mediatore e sarà quella di riuscire di volta in volta a prendere decisioni non creando un’impossibile sintesi tra le volontà dei vari partiti ma provando a convincere i singoli partiti dell’inevitabilità delle sue scelte».
«Un conto è lavorare per avere a disposizione la base parlamentare più ampia possibile. Un altro è lavorare affinché ogni scelta del premier sia caratterizzata dall’unanimità. Quando un governo ha un supporto molto ampio, la ricerca a tutti i costi della collegialità può trasformarsi in una politica dell’immobilismo».
«E per questo c’è da aspettarsi che lo stile del governo Draghi sia molto simile a quello avuto durante le consultazioni: si ricevono tutti, si ascoltano tutti, ma alla fine le decisioni sono di una sola persona. È l’approccio scelto da Draghi durante i colloqui con i partiti (ogni partito ha fatto arrivare una propria rosa di candidati per i ministeri ma il premier non sempre ne ha tenuto conto)».
«È l’approccio scelto per la scrittura del suo discorso di oggi (ogni ministro ha fatto arrivare un proprio contribuito ma non tutti i contribuiti saranno valorizzati). Ed è l’approccio che il nuovo capo del governo dovrà necessariamente adottare quando si tratterà di prendere alcune decisioni importanti e naturalmente divisive».
«Il governo delle larghe intese dovrà dunque fare di tutto per non essere a tutti i costi il governo della concordia. E la speranza di successo del metodo Draghi in fondo dipenderà anche da questo: dalla capacità di ascoltare tutti, ma dalla volontà di decidere da solo».








