Chiara Saraceno (sociologa): «La pandemia sia occasione per creare una scuola nuova»

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La pandemia dovrà essere «un’occasione per creare una scuola nuova». Lo auspica Chiara Saraceno sulla Stampa.

«Oggi – scrive – i più piccoli torneranno al nido, alla scuola per l’infanzia, alla primaria e in prima media. I bambini potranno ora tornare a incontrarsi tra loro e con le loro insegnanti, ad essere visibili gli uni agli altri con i loro corpi, sguardi, senza avere paura di sparire dall’attenzione nel ‘troppo pieno’ dello schermo. Potranno anche, specie i più piccoli, riprendere il percorso verso l’autonomia, la capacità di instaurare relazioni di fiducia con altri che i genitori, la curiosità e interesse per nuove esperienze».

«Speriamo che trovino una scuola che li accoglie amorevolmente, con interesse e attenzione per il loro vissuto di questi mesi, per i loro timori, ma anche curiosità, senza la pretesa di ‘terminare il programma’ o di ‘fare le verifiche’».

«Non si può fare finta che non sia successo nulla, che questa esperienza sia stata attraversata dai bambini/e senza lasciare tracce. Restrizioni ed esperienze che per i bambini/e in condizione di svantaggio hanno avuto un impatto peggiore, perché sperimentate in spazi ristretti e con poche risorse a compensazione».

«Sono i bambini – prosegue Saraceno – che rischiano di avere deficit di apprendimento che non possono essere recuperati semplicemente facendoli studiare o esercitare di più, o peggio umiliandoli con verifiche destinate a produrre brutti voti. Hanno già sperimentato la difficoltà a seguire le lezioni a distanza e spesso l’umiliazione di risorse digitali inadeguate o assenti, di aver reso pubblici spazi domestici modestissimi quando non inadeguati».

«Hanno bisogno di un accoglimento paziente, che li valorizzi e restituisca loro fiducia. E se i bambini/e del primo anno della primaria non hanno avuto quasi tempo di conoscere i compagni e la maestra, e farsi conoscere da lei, non va tanto meglio per gli alunni/ della prima media».

«Tutto questo non può essere ignorato da una scuola davvero accogliente. Aiutare le bambine/i ad elaborarlo e a farne materia di crescita e apprendimento è un importante compito educativo che la scuola deve assumere come proprio».

«Anzi, dovrebbe utilizzare l’eccezionale esperienza di questo anno per immaginare una didattica diversa, che parta dalle esperienze dei bambini e delle bambine, per coinvolgerli in processi di apprendimento che mobilitino tutte le loro capacità, ma anche le loro emozioni».

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