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Chi devasta le scuole deve assumersi la propria responsabilità | L’analisi di Alessandra Ricciardi

Alessandra Ricciardi scrive su Italia Oggi: “Anche quest’anno è andato in scena nelle scuole italiane il rito delle occupazioni, un rito a metà tra rivendicazione e folklore.

Secondo la legge italiana l’occupazione è un reato, ‘invasione arbitraria di immobile’.

Però, tranne casi estremi, i presidi tendono sempre a chiudere un occhio evitando di far scattare la denuncia.

Si vivono i disagi come una sorta di tributo generazionale da pagare sull’altare della carica contestataria dei giovani.

I problemi sorgono quando si supera il limite del buonsenso e si passa al vandalismo, ai furti, al danneggiamento.

Secondo una stima della Associazione Nazionale Presidi solo in tre istituti scolastici romani i danni prodotti in occasione delle occupazioni di questi mesi raggiungerebbero i 350 mila euro.

Almeno 70mila euro al liceo Severi di Milano, dove sono stati distrutti anche beni pagati con i fondi del Pnrr.

È significativa la testimonianza della preside del Severi: gli occupanti hanno rifiutato la proposta di autogestione e hanno impartito l’ordine di non dialogare con le istituzioni scolastiche.

Il danneggiamento insomma – sottolinea Ricciardi – è divenuto parte del rito, un atto definito ‘rivoluzionario’ da chi lo attua.

Di fronte a questa realtà perdono di senso compiuto tutte le analisi sulla necessità di un dialogo costruttivo.

Anche l’impossibilità per gli altri studenti non occupanti, che sono sempre la netta maggioranza, a frequentare le lezioni è la conseguenza obbligata di questo atteggiamento di contestazione e delegittimazione radicale.

Cosa devono fare dunque le istituzioni?

Subire o reagire?

Fino ad oggi si è abbozzato, declassando il tutto a semplici ragazzate.

Il nuovo governo ha deciso di non tollerare più l’impunità e ha affermato il principio che ‘chi rompe paga’.

Per la sinistra e un certo sindacato si tratta di una decisione autoritaria, di pura repressione.

Ma se è vero che la maturità di una persona passa attraverso l’assunzione di responsabilità, costringere chi devasta un istituto pubblico a farsi carico delle responsabilità che questo comporta – conclude – sarebbe il primo atto utile per aiutarlo a diventare adulto”.

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