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Che errore impostare una campagna elettorale sulla critica ai magistrati | L’analisi di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli

Sulla Stampa, Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli si occupano del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e criticano la maggioranza di governo per aver scelto una tattica elettorale basata sullo scontro e sull’ostilità verso i magistrati.

Impossibile sapere se questa darà un risultato oppure no.

“Può anche darsi che, giocando sulla non competenza di gran parte dei cittadini, abbia successo. Ma ci sembra di poter comunque dire” – scrivono Barosio e Caselli – “che essa appare fuor di luogo e che non fa bene a nessuno.

In primo luogo fa male ai cittadini perché insegna loro a non ragionare e a non riflettere con serietà su cose che pur sono molto importanti. Insegna loro, in particolare, che si può modificare la Costituzione in base a sentimenti viscerali e senza pensarci troppo, dimenticando la cura con cui i nostri Padri Costituenti ne hanno a lungo soppesato ogni parola.

Ma abituarsi a decidere su questioni rilevanti senza un’adeguata riflessione incide negativamente sul senso morale ed è di ostacolo alla formazione di una retta coscienza civile.

Poi fa male al governo, perché si tratta di una tattica scorretta: e la scorrettezza di un comportamento si riflette su chi la pone in essere. Un governo dovrebbe invece essere di esempio per i cittadini.

Infine (ed è forse la cosa peggiore) fa male allo Stato perché delegittima i giudici e l’intera magistratura. Questa – inutile sottolinearlo – rappresenta non solo uno dei tre poteri dello Stato, ma il pilastro essenziale dell’intera convivenza civile.

Delegittimare questo pilastro significa delegittimare l’intera struttura dello Stato e minare questa convivenza. La sfiducia verso la magistratura può facilmente diventare sfiducia verso tutte le pubbliche istituzioni. Il passo è breve. E chi non crede nello Stato difficilmente penserà di doverne rispettare le regole”.

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