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Aldo Cazzullo (Corriere della Sera): «La Nazionale di Mancini specchio del Paese. Vi spiego perché»

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«Per noi italiani il calcio non è soltanto uno sport». Lo afferma Aldo Cazzullo, rivolgendosi alla Nazionale ma anche alla situazione dell’Italia nella sua complessità, in particolar modo nella lotta alla emergenza sanitaria degli ultimi due anni.

«La Nazionale che a sorpresa è diventata campione d’Europa quest’estate era senz’altro meno forte di quella del 1982. Allora» ricorda l’editorialista «una generazione che aveva incantato il mondo quattro anni prima in Argentina conquistò un trofeo storico contro l’Argentina di Maradona, il Brasile di Zico, la Germania di Rummenigge».

«In comune con il 1982 c’è il fatto che, dopo un trionfo meritato quanto inatteso, la Nazionale si è rilassata. Ovviamente accostare il calcio alla vita e alla politica è spesso fuorviante», scrive sul Corriere della Sera. «Però insomma per noi italiani il calcio non è soltanto uno sport. È un grande romanzo popolare, è la nostra forma di epica, in cui Ettore e Achille sono incarnati di volta in volta da Meazza e Piola, da Rivera e Mazzola, da Totti e Del Piero (certo, pure da Coppi e Bartali)».

«E se un singolo campione può essere anti-italiano, uno sport che si gioca in undici — anzi ormai in ventitré — ha inevitabilmente a che fare con il carattere nazionale e con la fase che il Paese attraversa. Non è certo che noi italiani, come si ripete in ogni occasione, diamo il meglio di noi stessi nei momenti difficili. Di sicuro diamo il peggio quando ci sentiamo troppo sicuri».

«Quando pensiamo che ormai sia fatta. Quando ci illudiamo che altri abbiano già risolto tutto per noi. Questo non significa che siamo privi di talento, anzi. Gli stranieri ce ne riconoscono molto, in ogni campo. Ma quando pensiamo di essere superiori — agli avversari e al destino — di solito ci complichiamo la vita. Se, ad esempio, credessimo di essere già fuori dalla pandemia, di aver acciuffato definitivamente la ripresa economica, di essere al riparo dai guai grazie al premier e alla sua larga (per ora) maggioranza, allora dovremmo prepararci al peggio».

«Se invece ci rendessimo conto di dover consolidare sia l’immunizzazione di massa, sia la ricostruzione del sistema produttivo e delle infrastrutture, sia la stabilità e l’efficienza della politica, in tal caso davvero il meglio sarebbe davanti a noi. Poi magari scopriremo che pure lo spareggio per il Mondiale, se affrontato con lo spirito giusto e senza timori, potrebbe non rivelarsi un ostacolo insormontabile per i campioni d’Europa. La storia, come diceva il poeta, talora non è maestra di nulla che ci riguardi; ma il calcio sì».

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