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Aldo Cazzullo (Corriere della Sera): «Europei: rinascita italiana grazie alla Nazionale di Mancini»

La vittoria della Nazionale agli Europei di calcio «è il segno di rinascita che aspettavamo dopo il periodo peggiore delle nostre vite». Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

«Tutti quanti noi» spiega Cazzullo «sentivamo la nostalgia e la necessità di una festa. Molti italiani sono usciti di casa per la prima volta stanotte dopo mesi e l’hanno fatto per celebrare una vittoria collettiva. Il calcio non è metafora della vita e della politica, ma la Nazionale finisce sempre per assomigliare alla nazione che rappresenta. In questo mese, la Nazionale di Mancini ci ha ricordato che essere italiani non è poi così male».

«Anzi, qualche volta possiamo pure sentirci orgogliosi di esserlo. Per un popolo che non ha avuto un Balzac e un Flaubert, un Tolstoj e un Dostoevskij, un Dickens e un Tolkien, il calcio è il vero romanzo popolare. E come ogni romanzo individua, racconta, segna un momento storico. L’Europeo 1968 incrociò un’Italia uscita da una secolare povertà, alla vigilia di una stagione inquieta e violenta, che però almeno per una notte riscoprì il tricolore».

«Con il Mondiale 1982 l’Italia cambiò umore. Finivano gli anni della politica di strada e di piazza, cominciava l’epoca del riflusso, del campionato di calcio più bello del mondo. Fu un’epoca fatua, che alla lunga avremmo pagato cara. Ma fu anche l’ultima volta in cui siamo stati felici, almeno tutti insieme. Il Mondiale 2006 fu un lampo nel buio di un Paese che già non credeva più in sé stesso, ed era atteso da prove terribili: la grande crisi, prima finanziaria poi economica, e ora la pandemia con il suo carico di dolore. Se anche questo Europeo resterà un bellissimo ricordo in un momento oscuro, o se invece diventerà davvero il simbolo di una rinascita, questo dipenderà soltanto da noi».

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