«Ci sono le persone normali, come Mario Draghi, che si è messo in coda per farsi vaccinare insieme alla moglie. Ha aspettato il suo turno, come già aveva fatto il presidente Mattarella. E poi ci sono loro, i Nuovi Mostri». Sulla Stampa, Caterina Soffici denuncia uno dei vizi atavici degli italiani.
«E si sente la mancanza di un Dino Risi – sottolinea amara – che li racconti oggi, li metta alla berlina, li sberleffi in tutta la loro pochezza, nella miseria delle loro rivendicazioni da ‘lei non sa chi sono io’. Loro sono loro e tutti gli altri non sono nessuno, parafrasando il famoso motto del Marchese del Grillo. Manca Alberto Sordi ma la tragi-commedia all’italiana è sempre quella».
«Mancano Sordi e Tognazzi e la satira amara per denunciare il carattere di un popolo di saltatori di fila, di furbetti del vaccino, di gente a cui non frega niente non diciamo dell’altro (che sarebbe chiedere troppo), ma neppure si rende conto dello scollamento della loro realtà da quella del paese reale».
«Parliamo di loro. Del caregiver Andrea Scanzi. Di Matteo Renzi che svolazza in giro per il mondo in barba alle zone rosse e ai sacrifici richiesti ai cittadini normali, a gente che da mesi non vede i genitori. Del sindacato dei magistrati che manifesta “disagio e sconcerto” perché le esimie toghe non hanno una corsia preferenziale. Degli avvocati toscani che sono passati avanti agli anziani, facendo della Toscana uno dei fanalini di coda nelle statistiche delle vaccinazioni degli over 80. Del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciché, che sbrocca in aula».
«Che se ne fregano pure del monito di Mario Draghi. “Alcune regioni trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale” ha detto il presidente del Consiglio».
«Parole cadute nel niente. Guardatevi almeno il primo episodio dei “Mostri” del 1963. Lo trovate facilmente su YouTube. È un cammeo che racchiude tutto, nella magistrale macchietta di Ugo Tognazzi che impartisce la sua particolare “educazione sentimentale” all’ingenuo e ancora puro figlioletto. In quel caso, ogni riferimento a persone, cose, fatti realmente accaduti era da ritenersi puramente causale».
«Al contrario, qui i fatti e le persone hanno un nome e un cognome. Non hanno compiuto niente di illegale, lo sappiamo e lo scriviamo. Ma noi non siamo magistrati. Non siamo qui per condannare, ci accontentiamo di sorridere amaro sulla loro meschinità e piccineria. Sperando – conclude Soffici – che una risata prima o poi li seppellisca. Con la normalità di un Mario Draghi e consorte, seduti sulle seggioline di plastica».








